8.0
- Band: MORS PRINCIPIUM EST
- Durata: 00:50:20
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Reigning Phoenix Music
La seconda giovinezza dei Mors Principium Est, capitolo quinto. Dopo essersi presentati al (grande) pubblico con un disco di debutto derivativo ma diventato subito un cult tra gli appassionati di melodic death metal più tastieroso (“Inhumanity”, 2003), sono seguiti un paio di album più sperimentali (“The Unborn” e “Liberation = Termination”), prima di ritirarsi dalle scene; sembrava finita lì, ma nel giro di qualche anno è seguita una ripartenza con una formazione quasi del tutto rinnovata intorno alla figura del frontman Ville Viljanen (unico sopravvissuto insieme al bassista Teemu Heinola), ma soprattutto con una sequela di dischi di ottima fattura, al punto che la seconda metà di carriera ha ormai oscurato il trittico iniziale.
Nel caso dei MPE è doveroso citare anche gli avvenimenti più recenti – con l’allontanamento forzato del chitarrista Andy Gillion, principale compositore licenziato senza preavviso dopo dieci anni, scomodando in questo caso come termine di paragone personalità più ingombranti come Dani Filth o Dave Mustaine – ma dal punto di vista musicale “Darkness Invisible” continua con successo la strada battuta dai sui predecessori, mentre il ritorno alle chitarre di Jori Haukio e Jarkko Kokko riporta in vita il nucleo originale della band (seppur stavolta senza un tastierista titolare in formazione).
L’iniziale “Of Death” apre le danze e rappresenta perfettamente il trademark della band di Pori: arrangiamenti sinfonici a creare un’atmosfera quasi sacrale, ritmiche martellanti di chitarra e batteria, la chitarra solista a donare pennellate di melodia e lo scream di Ville Viljanen a dominare la scena come un prete sul pulpito.
Le variazioni sul tema sono minimali – “Monuments” rallenta leggermente i giri del motore dando spazio ad un assolo più arioso dall’alto dei suoi sei minuti, “All Life Is Evil” gioca la carta del cantato femminile con linee vocali da mezzosoprano – e il minutaggio medio dei pezzi (escludendo i due interludi “Tenebrae Latebra” e “An Aria Of The Damned”) piuttosto corposo, ma questa scelta contribuisce a donare compattezza all’album, rendendo l’ascolto completo del disco un’esperienza appagante per chi ha già familiarità con la band.
Brani come “Summoning The Dark” o “Beyond The Horizon”, climax epico dell’album, verosimilmente metteranno d’accordo fan vecchi e nuovi, e perfino la bonus track “Makso Mitä Makso” (cover della popstar finnica Isac Elliot) si differenzia rispetto alla norma solo per la durata contenuta e l’uso della lingua madre.
All’ottavo album i Mors Principium Est si confermano come una delle realtà più interessanti provenienti dalla terra dei mille laghi, insieme ai compagni del corso di latino Omnium Gatherum e Insomnium.
