8.0
- Band: MORS PRINCIPIUM EST
- Durata: 00:50:30
- Disponibile dal: 10/02/2017
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Sono ormai passati una quindicina d’anni da quando, sulla scia del successo ottenuto dai Children Of Bodom e per effetto anche alla smania di cambiamento dei padrini del genere, il centro di gravità permanente del melodic death metal si è spostato verso la terra dei mille laghi, grazie a band come Insomnium, Omnium Gatherum e Mors Principium Est (oltre alle meteore Elanium e Imperanon). Se i primi due hanno sempre continuato a far parlare di sé, arrivando a conquistare un posto d’onore nel cuore dei fan delusi dal multiforme ingegno di Friden & co, i MPE viceversa si sono persi un po’ per strada dopo l’eccellente “Inhumanity”, complici alcuni episodi meno ispirati (“Liberation = Termination”) e una line-up instabile soprattutto sul versante chitarristico (ben otto gli avvicendamenti alla sei corde ad oggi). Tornati in attività nel 2012, dopo il discreto “…And Death Said Live” e il più convincente “Dawn Of The 5th Era” sembra giunta finalmente l’ora per il quartetto anglo-finnico di riconquistare un posto d’onore nelle poll di fine anno, grazie ad un sesto album che si posiziona giusto un gradino sotto i grandi classici del genere. Pur senza inventare nulla, “Embers Of A Dying World” presenta un perfetto bilanciamento tra il classico tupa tupa made in Sweden, punteggiature melodiche in salsa agrodolce alla finlandese e orchestrazioni omnipresenti pur senza essere mai invadenti, riportandoci idealmente ai tempi di “The Unborn”. Dopo l’intro “Genesis”, dall’opener “Reclaim The Sun” (scelta anche come primo singolo) alla conclusiva “Apprentice Of Death” la tracklist, nonostante una formula compositiva simile tra i vari pezzi (climax strumentale, ritmiche mediamente veloci e linee vocali solo in scream, con la sola parziale eccezione di “Death Is The Beginning” in cui trovano posto female vocals), non conosce cali di tensione, a riprova dell’abilità dei Nostri nel rimescolare tra loro i diversi elementi. Per gli amanti del melo-death in generale e delle band sopra citate in particolare, un acquisto pressoché obbligato, sperando sia il segno definitivo della rivincita per una band che finora ha raccolto meno di quanto ha seminato.
