MORSO – Lo Zen E L’Arte Del Rigetto

Pubblicato il 26/02/2019 da
voto
7.5
  • Band: MORSO
  • Durata: 00:24:13
  • Disponibile dal: 18/01/2019
  • Etichetta: Dischi Bervisti
  • Distributore:

È un sarcasmo disperato quello dei Morso. La realtà ottunde i sensi con la sua vanesia stupidità, l’insensatezza fagocita le risorse dell’individuo e lo portano a ritrovarsi smarrito e confuso. L’unica risposta possibile al degrado esistenziale pare essere una reazione feroce, rabbiosa, disordinata. Non avara però di un’amara riflessività e di un’acuta analisi, che si specchia in testi annoveranti tante piccole perle, espressioni forti e paradossali che rimangono stampate in mente, in un soffio, un battito di ciglia. “Lo Zen E L’Arte Del Rigetto” è uno di quegli esordi che restano impressi, c’è poco da fare; strappa al primo ascolto dalla propria quotidianità, annulla il torpore e catapulta in un cataclisma cruento e divertito, molto ‘italiano’, non soltanto per le liriche in lingua madre. Un disco di protesta, un affresco multimediale dei tempi affannati che stiamo vivendo, una presa in giro dei comportamenti cui un po’ tutti siamo assuefatti, vittime e complici di storture che non riusciamo a evitare; ci sono diverse chiavi di lettura a un album del genere, vanno bene un po’ tutte, del resto si incrociano e si annettono per dar vita a una tracklist a dir poco spericolata.
Un hardcore-punk che prende slancio dalla tradizione del punk italico ottantiano, qualcosa di ineguagliato nel nervosismo, nel genuino disagio e nel clima di miseria urbana che andava ad emanare; sentimenti aggiornati efficacemente dai Morso, che del clima da tregenda di Negazione, Indigesti, Nerorgasmo danno un’interpretazione figlia dell’oggi, filtrata dallo strapotere energetico del math-core e da un meticciato con l’alternative e la canzone d’autore, anche in questo caso, tipicamente tricolore. Come dei Cripple Bastards depurati degli aspetti più atroci dell’odio, sostituiti da un umorismo tagliente e un dirompente surrealismo, i ragazzi bustensi si cimentano in composizioni brevi e turbolente, totalmente imbizzarrite, che sfornano volta per volta melodie memorabili e stacchi schizoidi di eccellente fattura. È violenza intelligente quella della band, già maestra nel concentrare in tempi stretti, spesso angusti, un pensiero articolato che sa esplicarsi benissimo senza lasciare indietro nulla, non importa quanto sia il tempo disponibile.
Il beffardo tiro rock’n’roll, acidissimo, di “Incline”, è il più decifrabile manifesto di un album che non perde efficacia da qualsiasi punto della tracklist lo si approcci: ma è in quella sospirata frase, “sta scomparendo la realtà, come un gioco che non serve più, e quando il problema finirà, non ci si riconoscerà più”, cantata in un ben scandito pulito, che abbiamo il nocciolo della questione. Il cantato di Guido, per certi aspetti accostandosi a quello di Luca Rocco degli Storm{O} nel modo di rincorrere e scalciare le parole, esprime un’idea personalissima di quello che dovrebbe essere il singing hardcore: affannato, isterico, istintivo ma anche terribilmente emozionale e flessuoso, dove gli scampoli di delicatezza fanno scalpore proprio perché sbocciano fra mitragliate vocali ben più tremende. Il destreggiarsi delle metriche in un tessuto strumentale caleidoscopico e dettagliato, nel quale la sezione ritmica agisce sia da collante che da detonatore per rapidi sconvolgimenti, permette di ascoltare canzoni multiformi, che sanno distinguersi per singoli aspetti una dall’altra. “Non mi avrai mai come vorresti!”, grida il singer durante “Glamour Suicide”, mentre dal nostro punto di vista i Morso sono esattamente come vorremmo che fosse un gruppo hardcore: selvaggio, eclettico, irriverente ed esplosivo.

TRACKLIST

  1. Liberaci Dal Male
  2. Nessuno e Centomila
  3. Pieno di Istanti
  4. Non Si Muore Ogni Dicembre
  5. Sempre meglio di niente
  6. Incline
  7. Glamour Suicide
  8. Il Fine Giustifica i Mezzi
  9. Cmc
  10. Ex
  11. Sognavo Di Essere Bukowski
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