8.0
- Band: MORTEM
- Durata: 00:44:38
- Disponibile dal: 03/07/2026
- Etichetta:
- Peaceville
Dopo l’eccellente esordio targato 2019, le sensazioni verso un ritorno discografico dei Mortem erano, per chi vi scrive, piuttosto contraddittorie. Da una parte il desiderio di sentire altra musica di tale qualità era forte, dall’altra andava benissimo sapere che – dopo trent’anni di ibernazione – una band seminale fosse riuscita a pubblicare un disco di senso compiuto e di alta qualità, fosse anche solo un singolo episodio.
Ovviamente l’approccio cambia con uno iato di ben sette anni e basta schiacciare ‘play’ per capire che non si resta delusi nemmeno questa volta: i Mortem si sono presi il tempo che gli serviva per comporre altri otto brani incisivi e ficcanti, e sono tornati perché ne avevano voglia, non certo per monetizzare sul proprio nome.
Nel loro sound c’è sempre quella commistione tra epicità, una certa prosopopea forse più pomposa ma non meno accattivante che sul primo disco, e un impatto sardonicamente maligno.
Per tale esito, il mastermind Sverd si rende ancora più protagonista, accentuando la vicinanza musicale agli Arcturus, ma nessuno degli altri membri resta nell’anonimato: Marius è ancora più graffiante e acido nelle linee vocali, ed è ovviamente confermata la sezione ritmica, e ci saremmo stupiti del contrario, visto che Hellhammer è ormai una garanzia di perfezione, ma anche Tor Stavenes aveva ben dimostrato la sua rilevante presenza nell’economia della band.
La produzione pulitissima, per alcuni un difettuccio del primo disco, resta tale, eppure non suona distaccata, fredda o banalmente nostalgica.
“Mørketid” parte bene nel mostrare cosa siano oggi i Mortem: una band che non vive nel passato, pur sapendo coniugare a meraviglia gli stilemi di un’epoca d’oro (che del resto avevano contribuito a rendere tale). “The Mighty Odious” rientra in quella tipologia di brani che già sul primo disco richiamavano in qualche modo le sensazioni glaciali degli Immortal, pur declinato in una forma più sghemba, grazie all’innesto delle bizzarre e cosmiche tastiere di Sverd – e speriamo abbiate colto il riferimento a The Kovenant per capire che tipo di sonorità esprima spesso su questo disco.
“Skyggeånd” tocca vette di esaltazione rare, con un riff forsennato, quasi industrial ma sporco il giusto, raddoppiato da tappeti sintetici ariosissimi, quasi trance; su questo intrecci Void gracchia maligno, apparentemente monotono ma in realtà strepitoso nell’evocare gli spiriti dell’ombra che danno il titolo alla canzone; ed è semplicemente sublime il rallentamento centrale, che dimostra anche come Hellhammer sia immarcescibile: non sfigura quando colpisce come un fabbro in chetamina, ma tantomeno quando si tratta di punteggiare i passaggi più lenti e atmosferici.
La successiva “Blodvassen Grunn” ne è una specie di continuazione, o rivisitazione in chiave minore, più oscura e avvolgente, ma non meno malsana.
Siamo solo a metà disco, eppure è già difficile non essere completamente avvolti dalle continue contrapposizioni, perfettamente interconnesse, tra le rasoiate di chitarra, la batteria fredda, cattivissima e la follia da giullare assassino di Sverd.
“Aftermath” decolla sui lidi più progressivi del genere, senza cedere un briciolo di cattiveria, e riportando alla luce quei richiami agli Emperor già presenti nell’esordio, con uno Sverd superlativo, anche nell’accompagnare declinazioni vocali più intimiste, mentre “Den Sanne Gud” esplora dimensioni oniriche, più da incubo che da sogno: è un brano enfatico e solenne che mette particolarmente sugli scudi il lavoro di Tor, e “Mørkets Ormebol” resta in questo alveo più lento e sulfureo, con preziosi passaggi di tastiera e fill di batteria che Hellhammer fa brillare nel buio.
La conclusiva “Ditt Ødes Ære” non poteva che mantenere un approccio maestoso, non privo di un gusto cinematografico, che tocca il suo apice in uno dei più gustosi assoli presenti – sempre ad opera dello stesso Sverd.
Come intuibile da questo veloce track-by-track, ci troviamo di fronte a un album cangiante e variegato, che conferma come ogni tanto, per fortuna, la somma delle parti sia una garanzia di qualità eccellente. Bentornati!
