MORTON – Come Read The Words Forbidden

Pubblicato il 04/11/2011 da
voto
7.0
  • Band: MORTON
  • Durata: 00:53:55
  • Disponibile dal: 21/10/2011
  • Etichetta: AFM Records
  • Distributore: Audioglobe

E’ bello constatare che ogni tanto, anche all’interno di un genere che si dà ormai per morto e sepolto e che solo nell’ultimo periodo ci ha costretto a molte stroncature, esistano ancora delle band che, pur riproponendo tutti, ma proprio tutti, i cliché e le caratteristiche del genere, riescono lo stesso a produrre un album che risulti ascoltabile e, in molti punti, pure interessante. Il genere di cui stiamo parlando è ovviamente il power metal melodico, oramai decadente carcassa della musica spinta e bombastica propostaci negli anni ’90 da Angra, Stratovarius e Helloween, mentre la band in questione sono invece questi Morton, progetto omonimo del cantante ucraino e noto produttore discografico Max Morton. Nonostante questo “Come Read The Words Forbidden” suoni esattamente come un prodotto delle band già nominate, riesce nel difficile tentativo di prendere e rielaborare tutti quegli elementi che aveva portato tanto interesse intorno al genere due decenni fa, evitando incredibilmente tutte quelle sabbie mobili che finiscono inevitabilmente per fare classificare come scarse o inutili la maggior parte delle uscite del genere. Oramai, gli elementi più stancanti del power metal europeo li conosciamo tutti, e sono riassumibili in un uso eccessivamente zuccheroso e pomposo delle tastiere che finisce per ridurre l’impatto delle chitarre, la monocorde voce alta, che fin troppo spesso risulta quasi un ridicolo falsetto, ed infine l’odiosa, statica, doppia cassa ad elicottero che riduce tutte le canzone ad un unico medesimo ritmo veloce. Fortunatamente, ognuna di queste tre minacce risulta essere assente su “Come Read The Words Forbidden”, permettendoci di godere appieno di un po’ di sano power metal vecchio stile, che rispolvera la presa, la freschezza e l’impatto di hit quali “Eagle Fly Free”, “Will The Sun Rise” e anche quella “Carry On” dei magistrali vecchi Angra, ciascuna di queste un vero e proprio must del periodo migliore di  questo genere. Il disco dei Morton risulta quindi fresco ed interessante, sicuramente derivativo ed ancorato alle caratteristiche del genere, ma sorprendentemente scevro di difetti particolari, risultando quindi in un prodotto fruibile. La produzione è solida e potente, e, come già detto, evita la solita sottoproduzione del pedale donandogli invece il suono esplosivo e potente che pochi a parte il seminale Jorg Micheal hanno; le tastiere invece sono onnipresenti, come richiede il genere, con frequenti usi anche di suoni quali il clavicembalo o l’organo, ma risultano imperiose e scintillanti, buon complemento alle chitarre dotate della giusta presa e non semplice accompagnamento e superfluo ammorbidente del suono generale. Le canzoni sono tutte di buon livello, equamente divise tra le classiche speed song (“Brotherhood Of Light”, “Burning Prisoner”) e gli immancabili midtempo quali ad esempio la buona “Sleeping King”. Simile negli intenti e nei risultati a quelle band di ispirazione power quali i Thunderstone e per certi versi anche i finlandesi Leverage, i Morton entrano con questo debutto di diritto in quell’insieme di band power che sono ancora in grado di dire qualcosa all’interno di questo genere. Consigliati, anche se, ovviamente, solo agli amanti di queste sonorità.

TRACKLIST

  1. Calling For The Storm
  2. Eaglemark
  3. Brotherhood Of Light
  4. Sleeping King
  5. Losing Faith
  6. We Are Shades
  7. Oblivion
  8. Grimoire
  9. Burning Prisoner
  10. Werewolf Hunt
  11. Black Witch
  12. Azrael
  13. Weeping Bell
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