MORTUUS – Grape Of The Vine

Pubblicato il 14/10/2014 da
voto
7.0
  • Band: MORTUUS
  • Durata: 00:49:18
  • Disponibile dal: 16/09/2014
  • Etichetta:
  • The Ajna Offensive

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In una maestosa cattedrale un po’ diroccata, attraversata dalla rossastra luce del tramonto in arrivo dai suoi imponenti finestroni, potreste trovarci a suonare i Mortuus, austeri figli di quell’Umeå che ha dato i natali a prim’attori assoluti dell’hardcore e del metal come Refused e Meshuggah. Per il duo chiamato in causa in questa occasione non si parla, come per i noti e influenti concittadini, di sperimentazioni e rotture di barriere, ma di un filtraggio attento del Dissection sound e del coevo modus operandi degli immaginifici Tribulation. A dire il vero i Mortuus sono anteriori ai geniali autori di “The Formulas Of Death”, quindi non possiamo dire che abbiano preso da loro qualche soluzione; semmai, la sottolineatura delle similitudini serve a certificare che un certo tipo di trame stia dilagando per le terre nordiche e si possano riscontrare anche altrove le suggestioni insieme sovrannaturali e terribili provate all’ascolto di una “When The Sky Is Black With Devils” o di “Apparitions” Almeno in parte. Perché i prodi svedesi, arrivati dopo ben sette anni a dare un seguito all’esordio “De Contemplanda Morte; De Reverencie Laboribus Ac Adorationis”, non hanno lo spirito esplorativo dei più giovani colleghi, si concentrano piuttosto su partiture molto avvolgenti e che non hanno affatto l’intenzione di aggredire, ma di intrappolare l’ascoltatore in un ambiente tenebroso e immobile. Lo scenario evocato non è in divenire, è statico: “Grape Of The Vine” vive di cadenzati eleganti, condotti fra arpeggi cristallini e armonie sinistre, dove melodie nascoste e sottotraccia solleticano ritmiche che tali praticamente non sono, essendo più che altro delle soliste sfumate a brevi refoli in momenti di maggiore durezza. Difficile inquadrare in un genere preciso l’album: non fosse per il cantato perennemente sporcato e ringhiante, parleremmo tranquillamente di doom metal, negativo e ferale quanto si vuole, ma sempre doom, con quel sospetto di immondo malessere tipico del black metal e una pesantezza, negli scampoli più vigorosi, che rimanda allo swedish death. Se Tribulation e Watain tirassero il freno a mano e si limitassero a perpetrare introduzioni e soluzioni d’atmosfera per l’intero corso dei loro dischi, probabilmente ci troveremmo di fronte a qualcosa di simile; qui sta in definitiva il massimo pregio di “Grape Of The Vine” e, guardando l’altro lato della medaglia, il suo limite più evidente. Il goticismo nobile e carico di pizzi e merletti suggerito dalla musica dei Mortuus è irrimediabilmente fascinoso, accattivante fin dal primissimo approccio col disco, ma non viene aggiunto quasi nulla man mano che si va in profondità nell’assaporamento dell’opera; la gamma di espedienti a disposizioni rimane sempre quella, e va di pari passo a un’asetticità ritmica alla lunga un po’ stucchevole. Chi scrive si è trovato a pensare parecchio alla valutazione da dare a un’uscita di questo tipo, che si presenta benissimo – grazie anche a suoni caldi e naturali – e poi si ferma, bloccandosi quasi subito su andamenti ripetuti a intervalli abbastanza regolari e riutilizzando, con criterio, la stessa manciata di riff per l’intera durata. Percepiamo potenzialità inespresse nella musica dei Mortuus, per ora troppo attaccati alle loro sicurezze per prendere il largo verso mari inespolorati, ma non ci stupiremmo se il prossimo passo fosse un capolavoro da tramandare ai posteri.

TRACKLIST

  1. Layil
  2. Grape of the Vine
  3. Torches
  4. Sulphur
  5. Disobedience
  6. Nemesis
  7. Tzel Maveth
2 commenti
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