MOSS UPON THE SKULL – In Vengeful Reverence

Pubblicato il 18/12/2018 da
voto
8.0
  • Band: MOSS UPON THE SKULL
  • Durata: 00:42:55
  • Disponibile dal: 19/10/2018
  • Etichetta: I Voidhanger Records
  • Distributore:

Non di sfavillii abbacinanti e cascate di melodiosità decantate in note alte deve per forza vivere il death metal progressivo. Né sono necessarie fluttuazioni ritmiche così contorte da ottundere i sensi e scaraventare in labirinti donde è impossibile uscirne. I Moss Upon The Skull, in arrivo da Bruxelles, al primo album in nove anni di esistenza, si presentano con ideali ancorati al death metal più fantasioso congegnato nella prima metà degli anni ’90, e non si fanno per nulla tentare da deviazioni che tradiscano altre influenze. I nomi sono quelli, noti e amati, riveriti e un po’ rimpianti: Death (per i nostri belgi, fino a “Human”), Pestilence (epoca “Testimony Of The Ancients”), Atheist (tolti gli esotismi di “Elements”), Cynic (quelli dei demo), Gorguts (primi due album). Per risalire a materiale relativamente più recente, occorre portare l’attenzione ai Martyr del genio Daniel Mongrain e agli Obscura di “Cosmogenesis”. Nei Moss Upon The Skull il clima tetro e cavernoso rimane pervasivo anche in presenza di ricami armonici e idee soliste variopinte e viziosamente raffinate; è death metal vero, battente, spesso biecamente brutale, dedito anche ad attacchi dall’aspetto rustico, incastonati in una produzione curata ma old-school e abbruttiti da un cantato prevalentemente catarroso e sgraziato.
Le chitarre si sobbarcano il grosso del peso creativo, inanellando a ogni canzone duelli incalzanti, un intrecciarsi e ritorcersi di riff e melodie che sospinge l’immaginazione a brevi aperture celestiali, richiuse bruscamente in pochi attimi, il tempo di riprendere slancio e ritrovarsi in una nuova tempesta strumentale; dove i fill di batteria mettono in pericolo il baricentro dei brani ma non lo stravolgono e le chitarre si avvitano in tentazioni estrose, che nascono e si spengono in un battito di ciglio. C’è il gusto del thrash evoluto per un’aggressione dinamica, l’insistenza verso cavalcate possenti libere da vincoli precisi; nulla è rigido e predeterminato nel corso di “In Vengeful Reverence” e allora ammiriamo il basso prendere la sua strada ed esporsi ad andamenti ‘alla Di Giorgio’, oppure sentiamo arrivare da chissà dove pallide clean vocals, mentre le chitarre si stemperano in radure atmosferiche quasi opethiane.
Una tensione sbilenca e allucinata attanaglia piccole hit underground come “Disintegrated” – l’urlo nel mezzo richiama addirittura l’epos dei Sulphur Aeon – e gli avvenirismi lordati di sangue rappreso, sparsi un po’ ovunque, sanno solo lontanamente di Venenum o Execration, tenendosi saldamente in una dimensione arcana che, ce ne accorgiamo chiaramente, per i Moss Upon The Skull è imprescindibile. Una “Lair Of The Hypocrite”, nella transizione da miasmatici downtempo a un finale quasi psichedelico, o i concitati giri armonici della successiva “Serving The Elite”, o ancora gli scampoli di beatitudine di “The Serpent Scepter”, denotano passionalità, caratura tecnica e un songwriting da musicisti di razza. Una piccola perla nello sterminato panorama death metal odierno, “In Vengeful Reverence”, che se ascoltato con pazienza – facile sottovalutarlo all’inizio, sembra più semplice di quel che è – darà tante soddisfazioni ai death metaller di aperte vedute. E potrà far scapocciare di gusto pure quelli meno avvezzi alle finezze e le sperimentazioni.

TRACKLIST

  1. Reverse Celebration
  2. Disintegrated
  3. Impending Evil
  4. Lair of The Hypocrite
  5. Serving The Elite
  6. Peristalith
  7. In Vengeful Reverence
  8. The Serpent Scepter
  9. Spheres of Malevolence
  10. Unseen, Yet Allseeing
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