8.0
- Band: MOTHER OF GRAVES
- Durata: 00:45:11
- Disponibile dal: 18/10/2024
- Etichetta:
- Profound Lore
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Uno strano scherzo del destino o una pura coincidenza ha fatto sì che il nuovo album dei Mother Of Graves esca nella stessa settimana della nuova prova degli Swallow The Sun: mentre i veterani finlandesi ritornano con un’opera particolarmente levigata e accessibile, gli statunitensi ribadiscono invece la loro passione per il metal e la vecchia scuola.
Con “The Periapt of Absence”, il loro secondo full-length, i ragazzi di Indianapolis segnano un deciso passo avanti nella loro carriera, anche grazie all’ingresso nella scuderia della prestigiosa etichetta Profound Lore, che certamente garantirà loro maggiore visibilità. Tuttavia, è la qualità del lavoro stesso a parlare chiaro: la band ha affinato il suo death-doom melodico, dimostrando una maturazione sia dal punto di vista della resa sonora che del songwriting.
Rispetto al debutto “Where the Shadows Adorn” (2022), “The Periapt…” si presenta in primis con una produzione più rifinita e attenta ai dettagli, che permette a ogni strumento di emergere con chiarezza senza sacrificare l’atmosfera cupa e malinconica che caratterizza l’intero lavoro.
Anche questa volta, il gruppo americano si mostra abile nel bilanciare la propria vena death-doom con influenze chiaramente riconducibili a band come i Katatonia di metà carriera, i primi October Tide e, nei momenti più rabbiosi e death metal, gli Edge Of Sanity. Chiaramente, non c’è nulla di innovativo in queste otto tracce, ma la band sa trattare e dosare con cura gli elementi classici del genere, presentando una gradevolissima raccolta di singoli con cui ripassare in rassegna tutte le più fortunate formule anni Novanta.
Il quintetto si conferma abile nel maneggiare il classico riffing a cascata inventato da Nyström, Renkse e Norrman, ma ha anche una sua credibilità quando prova a cimentarsi in trame più gravi e solenni, con tanto di violino, mettendosi in diretta competizione con i My Dying Bride (vedi la title-track). Eccellente, poi, un episodio per veri nostalgici come “Shatter the Visage”: qui, a un ruvido uptempo che sembra uscito da un “The Spectral Sorrows” (con il frontman Brandon Howe sempre più vicino a Dan Swanö nel timbro) segue una coda più melodica e ariosa che invece omaggia “Rain Without End” e “Brave Murder Day”, per un risultato complessivo davvero prezioso, dal fascino senza tempo, volutamente ‘fuori stagione’.
In generale, il contrasto tra parti più energiche e momenti maggiormente ariosi e malinconici è una delle caratteristiche principali del disco, e dimostra la capacità della band di muoversi agilmente tra diverse sfumature del genere senza perdere fluidità, proprio come un tempo facevano i loro connazionali Daylight Dies. Un passo avanti rispetto al debutto, in cui a tratti i passaggi più aggressivi apparivano poco centrati.
Pur essendo un lavoro fortemente radicato nella tradizione, “The Periapt of Absence” riesce insomma a evitare la trappola della ripetitività. Ogni traccia, anche nel suo seguire canoni ben definiti, sa come trasmettere un’identità propria e lasciare un’impronta nella memoria dell’ascoltatore. Se da un lato il disco potrebbe essere considerato nettamente derivativo per il suo palese legame con certe sonorità degli anni Novanta, dall’altro è difficile negare che i Mother Of Graves siano compositori capaci e appassionati, in grado di confezionare belle canzoni. La qualità del songwriting e la scorrevolezza della tracklist fanno quindi sì che il disco – il cui mastering è stato curato dallo stesso Dan Swanö – si presenti come un’opera nel suo insieme solida e convincente, in grado di soddisfare pienamente i fan del melodic death-doom più malinconico.
In un periodo in cui il genere vede un ritorno di attenzione grazie a formazioni come i Counting Hours, gli Invernoir e, appunto, gli Swallow The Sun, i Mother Of Graves dicono dunque la loro con un omaggio sentito e ben eseguito alle sonorità che hanno definito alla base questa corrente musicale. Un vero regalo per i più nostalgici.
