MOTHERCARE – Cronicles Of Ordinary Hatred

Pubblicato il 27/05/2015 da
voto
6.5
  • Band: MOTHERCARE
  • Durata: 00:24:29
  • Disponibile dal: 30/01/2015
  • Etichetta: Kreative Klan
  • Distributore:

Ebbene sì, sono passati già cinque anni dall’ultima uscita dei veronesi Mothercare, quel “The Concreteness Of Failure” che suonava come un gradito comeback dopo una lunga pausa e che ci sembrava essere uscito giusto l’altro giorno, e invece… ad ogni modo, accogliamo a braccia aperte “Cronicles Of Ordinary Hatred”, che si presenta come un EP che definiremmo ricco. Sei le tracce inedite e due le cover riproposte (una dei Nasum e una dei Pig Destroyer, entrambe reinterpretate in maniera molto personale) per una mezz’ora totale di buona musica che, tra le altre cose, ci regala una veste di questa band un po’ rimodernata e al passo con i tempi. Notiamo infatti un ispessimento del riffing, e del songwriting in generale che oggi pare essere divenuto leggermente più controllato e meno impulsivo e anche leggermente meno “pain”, diciamo (dato che loro hanno sempre amato definire la loro musica “pain-core”), rispetto al passato. I brani hanno una verve più rocciosa, diretta e, verrebbe da dire, anche più studiata a tavolino. Crediamo che potenzialmente questa evoluzione possa consegnare i Mothercare ad un pubblico un po’ più vasto e, perché no, un pelo più giovane, avendo una produzione potentissima, bombastica oseremmo dire, oltre a contenere ritmiche e soluzioni che strizzano l’occhio sia al djent che a sonorità ricche di groove e sicuramente apprezzate da una bella fetta di pubblico. Le influenze più evidenti paiono essere un gruppo alla Gojira, tanto per non fare nomi, e basta sentire la opening track “Lingering Over The Tide Of Float” e il suo riff portante che pare uscire da un disco dei fratelli Duplantier. Accantonate quindi le nostalgie nu-metal alla Slipknot, di cui sono rimaste fortunatamente le percussioni – che comunque rimangono un grande punto di forza oltre che un tratto distintivo della band – a favore di una proposta più al passo con i tempi, più accattivante ma per certi aspetti anche leggermente più derivativa e con il concreto rischio di perdersi in un calderone generico di gruppi del genere. Sarà comunque interessante vedere la direzione artistica che i veronesi decideranno di prendere in un (ci auguriamo imminente) full length per capire se questo EP è un esperimento oppure se decideranno proseguire verso questa direzione e, in tal caso, in quale maniera.

TRACKLIST

  1. Lingering Over the Tide to Float
  2. Devouress (Part.1)
  3. Devouress (Part.2)
  4. Bent to the Almighty
  5. La Stanza Dipinta di Viola
  6. Venomous
  7. Piss Angel
  8. Relics
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