MOTOR SISTER – Ride

Pubblicato il 17/03/2015 da
voto
7.5
  • Band: MOTOR SISTER
  • Durata: 00:44:36
  • Disponibile dal: 10/03/2015
  • Etichetta:
  • Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

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La denominazione sociale Motor Sister potrebbe introdurci di primo acchito al cospetto dell’ennesima ‘next big thing’ fagocitata da una globalizzazione musicale sempre più frenetica e confusa. Gran parte delle politiche ottuse adottate dal music business negli ultimi due lustri hanno alimentato un insaziabile appetito nei confronti di una vorace massa di ascoltatori ‘mordi e fuggi’, resi progressivamente più insensibili a causa dell’incessante fiorire di nuovi ‘talenti’. Scorrendo la breve biografia a nostra disposizione annotiamo, invece, che i Motor Sister sono l’ennesimo supergruppo messo in piedi da alcune realtà storiche dell’heavy metal a stelle e strisce. In questo collettivo spicca la figura dell’implacabile mascotte degli Anthrax Scott Ian, coadiuvato per l’occasione dalla sua consorte Pearl Aday al microfono, dal bassista Joey Vera (Fates Warning, Armored Saint, OSI), dal batterista John Tempesta (Exodus, The Cult, White Zombie, Testament e mille altri) e dal bravissimo cantante e chitarrista Jim Wilson (Mother Superior, Rollins Band). Chiunque sia convinto di trovarsi di fronte ad un pugno di musicisti che hanno deciso di colmare il tempo libero dalle rispettive band con un progetto superfluo si sbaglia di grosso. I Nostri firmano, con innegabile destrezza ed un pizzico di necessario mestiere, un esordio sufficientemente vario e coinvolgente nelle sue variegate dodici scie soniche. Si aprono le danze con l’irruenta “A Hole”, uno stordente assalto all’arma bianca generato da una turbinosa session a colpi di poderosi riff tra KISS e Motörhead. Il saporito assolo di chitarra appare come un sentito tributo all’inimitabile stile di Ace Frehley, eseguito con strabordante passione dal barbuto chitarrista americano. “This Song Reminds Me Of You” dispiega le ali su di un tonante groove ‘zeppeliniano’ arricchito da generose cascate di wah wah, che si stemperano in un chorus intinto nel soul più passionale. Il defunto sound di Seattle dei primi anni Novanta si palesa nell’asciutta “Beg Borrow Steal”, puntellata da un incedere ritmico ossessivo opportunamente smorzato da una discreta dose di melodia nel ritornello, interpretato con fiero trasporto da Jim Wilson, impegnato in un duello ritmico con il sempre puntuale Ian. “Fool Around” è una romantica ballad condotta e narrata con focosa passionalità, che illustra i migliori aspetti di gente come The Black Crowes e  The Allman Brothers Band, peraltro cucita con fare magistrale da un guitar solo intenso ed ispirato. Non rimaniamo particolarmente colpiti ed inebriati dalla secca irruenza di “Get That Girl”, seppur siamo convinti che abbia tutte le caratteristiche necessarie per rendere al meglio dal vivo. Una curiosa miscela tra le bollicine degli Hanoi Rocks ed la salsa country’n’western dei D-A-D risuona con sincero vigore nella trascinante “Head Hanging Low”. L’arroganza dei Motörhead rimbomba nel frastuono di “Fork In the Road”, temporaneamente mitigato da reminiscenze ‘hendrixiane’, per poi riprendere il tema portante fino al deragliante epilogo. Un riff intermittente sorregge lo scheletro non particolarmente solido di “Little Motor Sister”, episodio reso fastidioso da una narrazione vocale piuttosto opaca, salvata in calcio d’angolo da un chorus eroico. L’imponente ombra del dirigibile torna a palesarsi in tutta la sua magnificienza con “Pretty In The Morning”, impreziosita da un irresistibile impasto vocale tra Jim Wilson e Pearl Aday. L’inequivocabile irriverenza lirica di “Whore” viene condotta da un sound sferragliante, che a conti fatti dimostra di possedere tanti muscoli e poco cervello. “Doghouse” si esprime con un nervoso chitarrismo di matrice funky/blues impegnato a disegnare vasti paesaggi notturni, dai quali vengono proiettate accecanti luci al neon provenienti da un piccolo ma affollato club della Grande Mela. Un velo di malinconia cala impietosamente al termine di questo viaggio su “Devil Wind”, epitaffio aspro e ben delineato vergato da una sorprendente squadra potenzialmente capace di scrivere in futuro un’altra pagina di ottima musica. Ben fatto.

TRACKLIST

  1. A Hole
  2. This Song Reminds Me of You
  3. Beg Borrow Steal
  4. Fool Around
  5. Get That Girl
  6. Head Hanging Low
  7. Fork In The Road
  8. Little Motor Sister
  9. Pretty In The Morning
  10. Whore
  11. Doghouse
  12. Devil Wind
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