MOTÖRHEAD – Iron Fist

Pubblicato il 23/08/1982 da
voto
6.5
  • Band: MOTORHEAD
  • Durata: 00:36:24
  • Disponibile dal: 17/08/1982
  • Etichetta: Bronze
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Bissare il successo di due dischi fondamentali usciti uno dopo l’altro come “Ace Of Spades” e lo storico live “No Sleep ‘til Hammersmith” non è impresa facile per i Motörhead, soprattutto se all’interno della band i conflitti interni hanno raggiunto un punto di non ritorno. La realizzazione di “Iron Fist” inizia e si sviluppa in modo travagliato a causa di una situazione molto delicata tra “Fast” Eddie Clarke e ed il resto della band. Secondo la storia proprio a causa di Clark si deve l’allontanamento del produttore Vic Maile, uno dei punti di forza sul precedente “Ace Of Spades”, il chitarrista infatti non era soddisfatto dell’operato dietro al banco di registrazione di Maile e, alla fine, decise di produrre da solo il disco. Il risultato, a detta di Lemmy in persona, fu deludente, il leader dei Motörhead, negli anni successivi non ha mai nascosto la sua insoddisfazione per i suoni di “Iron Fist”, giudicati insufficienti e non all’altezza delle aspettative di band e fans. Anche dal punto di vista dei brani, questo nuovo lavoro non si può certo collocare sul podio della discografia della formazione inglese. E’ un vero peccato, perché alcuni classici sono stati partoriti, vedi l’opener e title track del disco. Il classico giro di basso firmato Ian Kilmister introduce un brano veloce ed incazzato, sullo stile di “Ace Of Spades”, ma caratterizzato da un ritornello corale ed anthemico. La mediocre “Heart Of Stone” si lascia ascoltare, ma non stupisce, ci pensa la successiva “I’m The Doctor” con il suo hard rock scoppiettante a riportare il disco in carreggiata. Anche l’heavy rock di “Go To Hell” risulta degna del nome Motörhead, un mid-uppertempo granitico e roccioso in cui Eddie Clarke offre un ottima prestazione a livello di riff e ritmiche. “Loser” possiede un bel testo autobiografico e molto ironico, ma musicalmente non fa impazzire, di tutt’altra pasta invece la dirompente “Speedfreak”, dove il trio inglese ritorna a pestare sull’acceleratore incurante dei limiti di velocità. Il resto dei brani presenti su “Iron Fist” passano nell’anonimato e, se è vero che non ci troviamo di fronte a capitoli disastrosi, non raggiungono mai la stessa intensità dei cavalli di battaglia della band. Sul versante produzione, come dare torto a Lemmy? I suoni non riescono sempre a far risaltare la potenza dinamitarda del combo, si sente eccome la mancanza di un produttore professionale con le idee chiare in testa. L’ultimo capitolo della saga “Iron Fist” vede il chitarrista “Fast” Eddie Clarke lasciare la band dopo la seconda data del tour di supporto al disco. Come sostituto venne reclutato l’ex Thin Lizzy Brian Robertson (che presenzierà anche nel disco “A Perfect Day”) ed il tour potè proseguire senza intoppi. “Iron Fist” fu un mezzo passo falso, nulla di insalvabile, ma dopo il successo dei vecchi dischi, per i Motörhead fu un boccone amaro da ingoiare.

TRACKLIST

  1. Iron Fist
  2. Heart of Stone
  3. I'm the Doctor
  4. Go to Hell
  5. Loser
  6. Sex & Outrage
  7. America
  8. Shut It Down
  9. Speedfreak
  10. (Don't Let 'em) Grind Ya Down
  11. (Don't Need) Religion
  12. Bang to Rights
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