6.5
- Band: MOTORHEAD
- Durata: 00:46:03
- Disponibile dal: 15/10/1988
- Etichetta:
- GWR Records
Arrivato a sette anni di distanza dal leggendario “No Sleep ‘til Hammersmith”, “Nö Sleep At All” viaggia ben lontano dai fasti di quel disco, che ebbe un’importanza cruciale nel celebrare l’innato potenziale distruttivo dei rocker inglesi su di un palco. Possiamo anche affermare, alla luce del valore dei live successivi, in particolar modo dei DVD live degli anni 2000, che se c’è un live album tranquillamente trascurabile tra quelli firmati dai Motörhead, questo è proprio “Nö Sleep At All”. La causa principale sta nel particolare momento che stava vivendo la band in quel periodo, uscita da uno degli album più deboli della sua storia, “Rock’n’ Roll”, concentrato di sonorità nettamente meno esagitate di quelle che ci si era soliti attendere dalla macchina da guerra guidata da Lemmy. Questa maggiore rilassatezza e minore ricerca dell’impeto selvaggio andarono fatalmente ad influenzare anche le setlist dei concerti e il modo in cui queste venivano affrontate, dando così origine a delle prestazioni più ragionate, stranamente pulite per gli standard a cui la formazione aveva abituato il suo pubblico. Di fatto, visto come si è evoluta successivamente la storia dei Motörhead, il futuro ha ripreso la piega bastarda di sempre, ma sul finire degli anni ’80 la line-up a quattro si era infilata in una strada diversa, che merita comunque attenzione perché rappresenta un lato meno noto e celebrato nell’epopea di Lemmy e compagni. Registrato al Giants of Rock Festival di Hämeenlinna, Finlandia, il 2 luglio 1988, “Nö Sleep At All” vede il gruppo alle prese con una scaletta centrata sulle ultime due fatiche discografiche sfornate prima del live, ovvero proprio “Rock’n’ Roll” e “Orgasmatron”. Per quanto quest’ultimo sia di ben altra pasta del predecessore, anche le frecce infuocate a nome “Built For Speed”, “Deaf Forever” e “Doctor Rock” non graffiano come potrebbero, attutite nella resa sia da un approccio meno impulsivo del solito, sia da una registrazione troppo raffinata per un tale manipolo di massacratori. A tratti i Motörhead sono quasi irriconoscibili qua dentro, perfettini e un po’ impostati, derubati del lato pericoloso e triviale che ne ha sempre accompagnato ogni gesta. Questo aspetto è ancora più evidente sui pezzi da novanta “Ace Of Spades” e “Overkill”, mentre forse per l’assonanza con la vena scanzonata del periodo fa un’ottima figura, forse la migliore della tracklist, “Killed By Death”. Il live si lascia in ogni caso ascoltare, non possiamo parlare di disastro assoluto, soltanto questa versione edulcorata di un act che ha sempre fatto tremare polsi e tutto il resto in sede di concerto è decisamente poco rappresentativa di quello che i Motörhead sono stati nell’immaginario collettivo. “Nö Sleep At All” viene buono come testimonianza storica e per capire che anche i migliori, ogni tanto, hanno avuto qualche défaillance: possiamo considerarlo un segno di umanità in una storia di barbarie, mettiamola così. Per grandi live motörheadiani, invece, avete solo l’imbarazzo della scelta!
