MOTÖRHEAD – The Manticore Tapes

Pubblicato il 27/06/2025 da
voto
6.5
  • Band: MOTORHEAD
  • Durata: 00:43:19
  • Disponibile dal: 27/06/2025
  • Etichetta:
  • BMG

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Quanto ci mancano i Motörhead? Tanto. Quanto ci manca Lemmy? Tantissimo. Fatta questa doverosa premessa, poniamoci all’ascolto della nuova uscita targata BMG, la quale ci porta indietro nel tempo, sino all’agosto del 1976, per assaporare la prima registrazione in studio del trio storico della band britannica.
Insieme a Mr. Kilmister, infatti, presso i Manticore Studios di Fulham, di proprietà del supegruppo prog inglese ELP (Emerson, Lake & Palmer), entrarono Fast Eddie Clarke e Philty Animal Taylor, a completare un ‘terzetto-paura’ che sarebbe esploso negli anni a seguire, realizzando autentiche pietre miliari come “Overkill”, “Ace Of Spades”, oltre al live “No Sleep ‘til Hammersmith”, chiudendo di fatto nell’81 quelli che gli addetti ai lavori chiamarono ‘gli anni d’oro dell’heavy metal’.
Ai Manticore, Lemmy e compagni mostrarono in anteprima le proprie abilità sonore, la loro cruda e insaziabile voglia di mordere gli strumenti, ancor prima che le riviste specializzate dell’epoca (Sounds su tutte) li bollarono, con grande e superficiale lungimiranza, come i componenti della “peggior band del mondo”.
“And the intro, and the outro”: sono queste le parole che risuonano dalle casse una volta pigiato ‘play’. La voce, ovviamente, è quella di un giovane Lemmy (all’epoca trentenne) intento ad introdurre a modo suo il pezzo d’apertura: uno stacco strumentale di oltre tre minuti davvero interessante che mostra, in pratica, il fondamento principe del sound Motörhead della prima ora. Il basso tonante a guidare il possente incedere su cui la chitarra di Eddie era chiamata ad intarsiare sinuose linee melodiche, mentre Taylor arrembava con la sua irruenza, non ancora del tutto esplosiva.
Un modus operandi che avrebbe trovato libero sfogo negli altri brani presenti in questa compilation: da “Leavin Here” alla dettagliata “Vibrator”, da “The Watcher” alla omonima “Motörhead” (entrambe riprese dalla precedente esperienza del bassista di Stoke-On-Trent con gli Hawkwind) sino al classico “Iron Horse/Born To Lose”, bollato come strumentale ma che in realtà nasconde un problema di mixaggio, visto che il cantato di Lemmy si sente eccome, seppur in lontananza, durante tutta la sua durata. Una svista, se così vogliamo chiamarla, ripetuta anche in “Witch Doctor”: in questo caso però il testo pronunciato dal frontman britannico non sembra essere così preciso, quasi volesse solamente canticchiarne l’aria.
Sette brani, escludendo l’intro e le versioni alternative, che avrebbero trovato ufficialmente vita l’anno successivo, in occasione della pubblicazione del primo ed omonimo album del gruppo inglese. Se vogliamo però fare i pignoli del caso, alcuni pezzi erano già stati registrati in precedenza, per l’uscita del famigerato “On Parole” (quando Lemmy era accompagnato da Larry Walli e Lucas Fox), programmato per il febbraio del 1976 ma rilasciato nel dicembre di tre anni più tardi, senza l’approvazione della band stessa.
Insomma, qualche particolarità l’abbiamo: la rarità delle conversazioni tra Lemmy e gli altri, i primi arrangiamenti, quelle tracce ‘fantasma’ (o senza voce) sono dettagli interessanti. Le perplessità che nascono spontanee intorno a “The Manticore Tapes” riguardano invece il momento storico della sua pubblicazione. Scovata dal produttore Cameron Webb, già operativo con i Motörhead dai tempi di “Inferno”, la compilation giunge oggi sui nostri scaffali all’interno di una serie di uscite più o meno celebrative (in questo caso il motivo ufficiale sono i festeggiamenti per i cinquant’anni della band), portando quindi con sè anche il marchio grossolano dell’ ennesima mossa commerciale. Perchè ora?
Il collezionista sarà probabilmente pronto a mettere un nuovo check alla voce ‘acquisti’, ma coloro che hanno seguito da sempre i Motörhead, o magari quelli che li stanno scoprendo solo ora, una domanda sul perchè certe rarità siano state rese disponibili solo adesso se la faranno sicuramente.
Nel dubbio, prendete un disco qualsiasi pre-2015 (il perchè purtroppo credo lo sappiate) ed alzate il volume.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Leavin' Here
  3. Vibrator
  4. Help Keep Us on the Road
  5. The Watcher
  6. Motörhead
  7. Witch Doctor
  8. Iron Horse / Born to Lose
  9. Leavin' Here (Alternate Take)
  10. Vibrator (Alternate Take)
  11. The Watcher (Alternate Take)
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