MOTORPSYCHO – Here Be Monsters

Pubblicato il 29/04/2016 da
voto
8.0
  • Band: MOTORPSYCHO
  • Durata: 46:20
  • Disponibile dal: 02/19/2016
  • Etichetta: Stickman Records
  • Distributore:

Rapidamente introdotti da un minuto di pianoforte di presentazione sotto il nome di “Sleepwalking”, arriva subito “Lacuna/Sunrise” e di nuovo risultiamo essere al cospetto di un nuovo lavoro targato Motorpsycho, ancora una volta di un orizzonte qualitativo sempre vario e qualitativamente ineccepibile. Il progressive eclettico di Trondheim ha ancora una volta, meglio dirlo subito, colpito nel segno. Commissionato inizialmente per il centesimo anniversario del Museo Della Tecnica norvegese, e poi divenuto un album vero e proprio (il diciassettesimo), “Here Be Monsters” riprende il discorso dell’ottimo “Behind The Sun” ma ci dipinge sopra connotati floydiani e tipicamente Sixties che riescono a rendere un’espressività carica di pathos e misura, innovando ulteriormente lo spettro della proposta, incredibilmente funzionale ancora una volta per catturare l’attenzione dei fan e di nuovi adepti al verbo Motorpsycho, sempre e comunque troppo pochi al cospetto di una band di questo calibro (anche se per alcuni sarà forse meglio così). Il nome dell’album sembra riferirsi (seppure le tematiche affrontate affondano le radici in un discorso sicuramente più ampio e personale) al libro illustrato di Alan Snow, ancora una volta dimostrando l’interesse della band per l’impianto favolistico e surreale. “Lacuna/Sunrise”, pur non emergendo statuaria nell’ambito musicale né per particolare proposta né per chissà quale innovazione sperimentale, riesce ad essere una canzone dotata di quel fattore X che poche band riescono ad avere; una canzone che se fosse stata contenuta in “The Endless River” (di quello che resta) dei Pink Floyd avrebbe fatto gridare al miracolo e piangere statue di santi e patroni. Discorso simile, perfettamente inquadrato in un percorso evolutivo, per la successiva “Running With Scissors”, aiutata, oltre che dal nuovo membro effettivo Stale Storlokken (che già aveva collaborato con la band per la stravagante favola musicale di “The Death Unifying Unicorn” nel 2012), da un flauto acido sul finale che rende il pezzo prepotentemente personale ed enigmatico, come i suoi contenuti lirici. Inesorabile come un marchio di fabbrica, stampato ed impresso nel suo sangue, l’acid sound Motorpsycho assume la sua veste in “I.M.S” (Inner Mounting Shame), brano centrale e magicamente inserito come trait d’union nel discorso di “Here Be Monsters”, mantenendo sempre un bilanciamento perfetto tra quello che è diretto ed assimilabile al primo ascolto e quanto è denso di profondità contenutistica, musicale e tecnica, senza risultare né meramente radio-friendly e nemmeno all’appannaggio di soli musicisti vanitosi. Brano che funge da lezione di stile, da colonna portante e da monito a coloro che ritengono ancora band come queste di secondo livello. Ad arricchire le tendenze Sixties anche la cover di Terry Callier (suonata dai H.P. Lovecraft) di “Spin, Spin, Spin”, una ballata folk psichedelica rivisitata in chiave abbastanza fedele e che non sfigura all’interno del percorso introspettivo dell’album. Magnifica chiusa è quella di “Big Black Dog”, lunga apoteosi del sound Motorpsycho, sferragliante, psichedelico, catchy, trascinante, evocativo, epico, trascendente le barriere di genere, aperta sempre su nuovi orizzonti stilistici e suggello perfetto per un altro ottimo album della formazione di Trondheim.

TRACKLIST

  1. Sleepwalking
  2. Lacuna / Sunrise
  3. Running With Scissors
  4. I.M.S.
  5. Spin, Spin, Spin
  6. Sleepwalking Again
  7. Big Black Dog
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