MOTUS TENEBRAE – Deathrising

Pubblicato il 19/02/2016 da
voto
5.0
  • Band: MOTUS TENEBRAE
  • Durata: 00:52:48
  • Disponibile dal: 25/01/2016
  • Etichetta: My Kingdom Music
  • Distributore: Audioglobe

Fan di Katatonia, Tiamat e Anathema, gioite. Se il periodo post “Wildhoney” di Edlund e soci vi ha fatto gridare al miracolo, se “Viva Emptiness” è per voi il capolavoro di Blakkeim (altro che quegli urlacci di “Dance Of December Souls”) e avete salutato l’avvento di Lee Douglas negli Anathema come la loro svolta radicale, allora correte a prendere l’eyeliner e sparatevi a tutto volume il nuovo lavoro dei pisani Motus Tenebrae, band che – ormai da tempo – ha abbandonato il metal per abbracciare un gothic moderno in cui la “musica di Satana” è solo una delle tante influenze. Non vogliamo dire che questo sia per forza un male, ma, esattamente come per il precedente “Double Black”, ci troviamo di fronte ad un disco che potrebbe avere qualche potenzialità, ma soffre di un (dis)equilibrio fin troppo prudente e “ammiccante”; così, se l’opener “Our Weakness” richiama i Moonspell di metà carriera in modo fin troppo evidente, la successiva “Black Sun” sembra strizzare l’occhio ai voli pindarici di certi Ulver (spogliati, però, di ogni sperimentazione). Proprio la voce di Luis McFadden richiama apertamente Garm in più di un’occasione. E’ solo con “Light That We Are” che si sveglia il nostro interesse, con un opening riff doom cupo e allucinato, ben accompagnato dalla seconda chitarra che si sposta su note più alte e fa da ottimo contraltare. Purtroppo il tutto dura meno di un minuto e poi tutto si ri-assesta sul “solito” gothic, un vero peccato perché la band, quando insiste su accordino e downtempo, sembra avere ancora qualcosa delle sue vecchie radici. Stessa impressione sulla title track “Deathrising”, che parte benissimo per poi ricadere nella noia. Ecco: noia è la parola più adatta a descrivere questo ultimo disco dei pisani. E’ difficile trovare qualche vero difetto a questo lavoro, forse – su tutti – il riffing che alterna momenti che farebbero sperare in ottimi pezzi (l’inizio di “Haunt Me” è incentrato su un riffone spettacolare che sembra preso di peso dai primi My Dying Bride) è la parte più indigesta del tutto. La voce stanca e stancante appiattisce il dinamismo che molti pezzi potrebbero avere (e quando tenta alcune, rare, parti harsh, come in “Cold World” è piuttosto improvvisata e non proprio riuscita). Il drumming, quando non ha rari momenti di pesantezza opprimente (in senso positivo) o exploit vicini al blast-beat (“Cherish My Pain”) è monotona. Insomma, l’impressione è che i cinque pisani abbiano scelto di fare un genere in cui non riescono ad esprimere un granché ed abbandonato un approccio più metal che continua a saltar fuori e che, forse, potrebbe permettere loro di raggiungere risultati migliori. Invece, anche in questo disco, i Motus Tenebrae ci sono risultati monotoni e noiosi.

TRACKLIST

  1. Our Weakness
  2. Black Sun
  3. For A Change
  4. Light That We Are
  5. Faded
  6. Deathrising
  7. Haunt Me
  8. Grace
  9. Cold World
  10. Cherish My Pain
  11. Desolation
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