5.5
- Band: MOTUS TENEBRAE
- Durata: 00:55:07
- Disponibile dal:
- Etichetta:
- Revalve Records
- Distributore: Masterpiece
Un disco difficilmente inquadrabile, quello dei toscani Motus Tenebrae. Bisogna attendere qualche canzone per comprendere che non abbiamo ascoltato intro o tracce sperimentali, ma che tutto questo “Double Black” continuerà sullo stile con cui è iniziato: un mix di doom e gothic con molte venature post-metal. Quello che ci troviamo tra le mani, per individuare un denominatore comune, è un disco di goth-rock molto ben confezionato che ricorda, in alcuni passaggi, i 69 Eyes, i Moonspell di “Sin” e “Butterfly Effect” o le derive più goth dei Paradise Lost, mentre in altri richiama la seconda metà della carriera degli Anathema, il “depressive rock” dei Katatonia o – molto lontanamente – i Type O Negative. L’impostazione vocale è quella tipica di queste band, così come il suono delle chitarre, anche se queste risultano spesso quasi assenti o, comunque, non predominanti; è proprio questo approccio atmpospheric-rock a ricordare di più dischi come “A Fine Day To Exit” o “The Great Cold Distance”. E’ la musica, però, che risulta presto ripetitiva e non sempre ispirata; dopo le prime due tracce, incentrate entrambe su due arpeggi molto simili tra loro, irrompe “Silence Is Killing Me” a dare un primo guizzo: un riff portante decisamente ben riuscito ed una prova convincente di tutta la band per una canzone dal piglio diretto, radiofonica (nel senso migliore del termine) e che “prende” fin dal primo ascolto. Dopo l’interlocutoria “Beauty Of The Damned” si arriva a “Lady”, che ricalca la falsariga della precedente “Silence Is Killing Me”, ma senza averne la personalità. Si prosegue con un’alternanza di brani totalmente d’atmosfera, ad altri in cui la vena gothic rock della band emerge di più. I ragazzi pisani hanno scelto una strada difficile, suonando un genere dalle enormi potenzialità (il successo dei Lacuna Coil, per restare in Italia, dimostra i livelli che può raggiungere una band gothic), ma anche dai forti connotati. Emergere, trovare quel quid che nessun altro ha, è un’impresa titanica ed il confine tra atmosfere malinconiche e noia non va mai attraversato. Purtroppo, invece, i Motus Tenebrae – nonostante la perizia tecnica e l’esperienza – questo confine lo passano fin troppo spesso, risultando ripetitivi e poco incisivi, forse anche per una direzione musicale che non appare sempre chiara. Il risultato finale non convince: il sound è troppo indefinito, troppo in bilico tra scelte stilistiche che strizzano l’occhio ad un potenziale pubblico goth ed altre più sperimentali, che richiamano l’atmospheric-depressive rock dei Katatonia o dei già citati Anathema, ma mancando del carisma di queste band.
