MOTUS TENEBRAE – In Sorrow’s Requiem

Pubblicato il 04/05/2026 da
voto
6.0
  • Band: MOTUS TENEBRAE
  • Durata: 00:45:38
  • Disponibile dal: 08/05/2026
  • Etichetta:
  • My Kingdom Music

Venticinque anni di attività per i Motus Tenebrae che giungono al sesto album, ad un decennio di distanza da “Deathrising”: i pisani arrivano a quest’appuntamento con una formazione a tre, con il rientro dello storico cantante Luis McFadden che va ad affiancare Andreas Das Cox (basso) e Daniel Cyranna (chitarra).

Già da diversi album il gothic/doom metal degli esordi è andato gradualmente mutando verso un gothic metal/rock dalle atmosfere più rilassate, ed il nuovo “In Sorrow’s Requiem” procede in questa direzione, reiterando pregi e difetti dei dischi passati: da un lato una buona predisposizione a scrivere pezzi efficaci, dall’altro un’eccessiva dipendenza da sonorità già proposte dai gruppi storici del genere.
Il riferimento più evidente, anche a livello vocale, sono i Paradise Lost, i quali infatti fanno capolino in diversi brani, da una “Desolate Place” che sembra uscita da “Draconian Times” a “The Dark Machine” che ha come riferimento il periodo “One Second”, fino a “Love Damned Of Dead”, capace di evocare le atmosfere più cupe del recente “Ascension”; “Endless Buildings” riprende i Sentenced della seconda parte di carriera, mentre “Solitude” si muove in territori più vicini ai My Dying Bride, ed è uno degli episodi più intensi del disco insieme alla title-track, semi-ballata che, seppure altrettanto derivativa, colpisce a fondo grazie ad un ritornello azzeccato.
Il cantato di McFadden è convincente, anche nelle poche parti harsh, il riffing è sufficientemente vario e i brani, presi singolarmente, funzionano perché ricchi di sfumature, eppure l’ascolto dell’album nella sua interezza diventa faticoso a causa di troppi passaggi che suonano prevedibili; non manca il giusto equilibrio tra melodia e pathos, ma le potenzialità del trio non esplodono mai appieno, proprio per questa tendenza ad andare a scegliere sempre la soluzione più scontata.

“In Sorrow’s Requiem” è un disco che formalmente non ha difetti evidenti e incontrerà i favori degli appassionati del gothic metal più semplice ed immediato, ma la scolasticità è un peso che rischia di relegarlo ad uscita secondaria, quando uno sforzo maggiore in termini di originalità avrebbe potuto condurre a risultati ben differenti.

TRACKLIST

  1. Endless Building
  2. Solitude
  3. The Dark Machine
  4. Desolate Place
  5. Fragments
  6. In Sorrow's Requiem
  7. Pulvere Sacro
  8. Love Damned Of Dead
  9. Shelter Me
  10. End Begun
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