6.5
- Band: MOTUS TENEBRAE
- Durata: 00:49:34
- Disponibile dal: 20/04/2006
- Etichetta:
- New Lm Records
- Distributore: Masterpiece
Con “Wayside” dei pisani Motus Tenebrae ci troviamo di fronte all’ennesima, classica produzione all’italiana, senza troppa infamia ma anche senza sperticate lodi: l’artwork quasi amatoriale, la produzione non impeccabile e il fastidiosissimo utilizzo – tutto di tradizione nostrana – di nomi di battaglia inglesi derivati dal vero nome del componente di turno (il bassista Andrea Cosci qui diventa Andreas Cox, il cantante Luigi Bianchi si tramuta in Luis McFadden…) inficiano un po’ il buon risultato ottenuto dai Motus Tenebrae in ambito strettamente musicale. Soprattutto per quanto riguarda i nomi, il sottoscritto apre una piccola parentesi e si appella al buon senso dei musicisti italiani: per favore, basta con quelle obbrobriose storpiature! Fanno ridere! Chiusa parentesi. Tornando alla musica del combo in questione, trattasi di heavy metal classico con forti venature dark-gothic, queste ultime non di stampo scandinavo, bensì più improntate sul lavoro di band quali Paradise Lost, Type O Negative ed End Of Green. L’ossatura dello stile musicale dei nostri, comunque, affonda le radici in primis in forti reminiscenze maideniane, ritmiche semplici e quadrate à la Manowar (leggasi: batterista non particolarmente fantasioso), qualche riferimento ai Metallica più oscuri e ad un certo dark metal melodico che, di primo acchito, fa sovvenire alla mente i Cemetary. Iced Earth in versione slow e i vecchi Morgana Lefay possono essere altri due punti di riferimento che, a sprazzi, vengono a galla durante l’ascolto di “Wayside”. Buoni gli arrangiamenti concepiti, probabilmente il punto di forza dell’album, utili a ben identificare le singole song, tra arpeggi iniziali oscuri (“Cyberevil”, “The Atmosphere”), incipit di basso (“Red Flames”), orchestrazioni e cori campionati (l’ottima “Mist Of Dawn”) e intro di tastiere che più gotiche non si può (il singolo “Someday”). Bella l’idea di chiudere la tracklist con la title-track, una composizione decisamente ispirata ai Depeche Mode, dotata di una gradevole ed intensa atmosfera. Un po’ altalenante ed incerta è la performance vocale di Luis McFadden, comunque certo non da buttare via ed in grado di interpretare discreti chorus e strofe. Detto della marcata prolissità di alcuni episodi del platter, lasciamo a voi l’ardua scelta se interessarvi o meno ai Motus Tenebrae: la band c’è, come primo full-length siamo già a buon punto, ma la strada per ambire ad uno status internazionale nell’ambito del genere è ancora lunga. Forza! Un quarto di voto in più come incoraggiamento.
