6.0
- Band: MOURN IN SILENCE
- Durata: 00:40:04
- Disponibile dal: 20/10/2012
- Etichetta:
- ControCorrente Records
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Black metal sinfonico, aggiunto di massicce dosi di gothic metal pomposo e ampolloso, é ciò che ci riservano i Mourn In Silence, formazione italiana ricomparsa sul mercato dopo le avvisaglie di inizio anni 2000, ovvero il full autoprodotto “Light Of Misery” e il demo-EP “Redemption”. “Until The Stars Won’t Fall” é il titolo del rientro discografico dei ragazzi imolesi, il cui leader, fondatore e principale compositore é il vocalist-chitarrista-tastierista Andrea Mosconi. Ci troviamo di fronte ad un album che rispecchia piuttosto fedelmente i cliché imposti agli albori del (sotto)genere da gruppi quali Dimmu Borgir, Cradle Of Filth e Limbonic Art, con un accento maggiormente in evidenza posto sul trademark sinfonico-orchestrale della band nostrana, che a tratti pare trascurare il lavoro chitarristico di base a discapito di una più precisa cura negli arrangiamenti e, appunto, nelle orchestrazioni. L’atmosfera che deriva da questo dividere in parti uguali l’attitudine al symphonic-black che presentano i Mourn In Silence è accattivante solo a spizzichi e bocconi; notturna, cupa e oscura, ma poche volte realmente rabbuiante o clamorosamente decadente. La tracklist è varia a sufficienza e ben strutturata ma, come spesso succede durante gli ascolti di ambiziosi progetti black metal sinfonici, non tutto convince appieno e qualcosa sfugge lontano dalla perfezione. Manca un po’ di qualità al songwriting, innanzitutto, e in alcune occasioni l’impressione che ci sia più di quello che occorra, all’interno del brano, é forte. Le voci sporche ci dicono poco, ma probabilmente ciò é dovuto anche ad una produzione non ottimale, che sacrifica un po’ la pulizia per aumentare l’enfasi globale, relegando ad esempio in una tomba i sussurri o i recitati più introspettivi. Molto meglio, infatti, quando si odono le ospitate di Alice C. e Caterina Minguzzi ai cori e alle voci soliste femminili, che ben si sposano con l’epicità e la ridondanza delle composizioni dei Mourn In Silence. Coraggioso, ma centrato solo a metà, il tentativo di trasporre in musica (“Un Lacrimoso Rivo”) liriche del Tasso, mentre l’episodio più trascinante ci risulta essere la cadenzata, dinamica e più diretta “Severance”. Non male anche la title-track e “Where The Sun Can’t Shine”, dove le suddette partner del gentil sesso cambiano la sorte di canzoni altrimenti dal sapore incompiuto. Insomma, c’è ancora da lavorare per i Mourn In Silence, ma la strada intrapresa potrebbe essere quella giusta. L’importante è non restare in silenzio per altri nove anni, bensì progredire con maggior costanza e idee sempre chiare.
