MOURN IN SILENCE – Until The Stars Won’t Fall

Pubblicato il 30/12/2012 da
voto
6.0
  • Band: MOURN IN SILENCE
  • Durata: 00:40:04
  • Disponibile dal: 20/10/2012
  • Etichetta:
  • ControCorrente Records

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Black metal sinfonico, aggiunto di massicce dosi di gothic metal pomposo e ampolloso, é ciò che ci riservano i Mourn In Silence, formazione italiana ricomparsa sul mercato dopo le avvisaglie di inizio anni 2000, ovvero il full autoprodotto “Light Of Misery” e il demo-EP “Redemption”. “Until The Stars Won’t Fall” é il titolo del rientro discografico dei ragazzi imolesi, il cui leader, fondatore e principale compositore é il vocalist-chitarrista-tastierista Andrea Mosconi. Ci troviamo di fronte ad un album che rispecchia piuttosto fedelmente i cliché imposti agli albori del (sotto)genere da gruppi quali Dimmu Borgir, Cradle Of Filth e Limbonic Art, con un accento maggiormente in evidenza posto sul trademark sinfonico-orchestrale della band nostrana, che a tratti pare trascurare il lavoro chitarristico di base a discapito di una più precisa cura negli arrangiamenti e, appunto, nelle orchestrazioni. L’atmosfera che deriva da questo dividere in parti uguali l’attitudine al symphonic-black che presentano i Mourn In Silence è accattivante solo a spizzichi e bocconi; notturna, cupa e oscura, ma poche volte realmente rabbuiante o clamorosamente decadente. La tracklist è varia a sufficienza e ben strutturata ma, come spesso succede durante gli ascolti di ambiziosi progetti black metal sinfonici, non tutto convince appieno e qualcosa sfugge lontano dalla perfezione. Manca un po’ di qualità al songwriting, innanzitutto, e in alcune occasioni l’impressione che ci sia più di quello che occorra, all’interno del brano, é forte. Le voci sporche ci dicono poco, ma probabilmente ciò é dovuto anche ad una produzione non ottimale, che sacrifica un po’ la pulizia per aumentare l’enfasi globale, relegando ad esempio in una tomba i sussurri o i recitati più introspettivi. Molto meglio, infatti, quando si odono le ospitate di Alice C. e Caterina Minguzzi ai cori e alle voci soliste femminili, che ben si sposano con l’epicità e la ridondanza delle composizioni dei Mourn In Silence. Coraggioso, ma centrato solo a metà, il tentativo di trasporre in musica (“Un Lacrimoso Rivo”) liriche del Tasso, mentre l’episodio più trascinante ci risulta essere la cadenzata, dinamica e più diretta “Severance”. Non male anche la title-track e “Where The Sun Can’t Shine”, dove le suddette partner del gentil sesso cambiano la sorte di canzoni altrimenti dal sapore incompiuto. Insomma, c’è ancora da lavorare per i Mourn In Silence, ma la strada intrapresa potrebbe essere quella giusta. L’importante è non restare in silenzio per altri nove anni, bensì progredire con maggior costanza e idee sempre chiare.

TRACKLIST

  1. Custos Mortis
  2. Beginning Of Ruin
  3. Winter’s Breath
  4. Where The Sun Can’t Shine
  5. Heart Of Madness
  6. Un Lacrimoso Rivo
  7. Severance
  8. A Secret Grief
  9. Until The Stars Won’t Fall
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