MOURNING MIST – Amen

Pubblicato il 31/12/2020 da
voto
8.0
  • Band: MOURNING MIST
  • Durata: 00:34:44
  • Disponibile dal: 31/10/2020
  • Etichetta:
  • Blood Rock Records

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Seconda prova per un terzetto tutto italiano che lavora con tranquilla onestà, nessuna foga di guadagnare visibilità social o di crearsi un alone di misteriosità posticcia. I Mourning Mist si presentano con grande semplicità nelle brevi note biografiche che accompagnano il disco, ma la loro proposta non è banale; rispetto al debuto omonimo, le influenze black metal sono sparite per lasciare campo libero ai tratti più dark doom che già li caratterizzavano. Rispetto alla prova rilasciata cinque anni fa il miglioramento che si registra è a tutto tondo: più fluido il songwriting, migliore la tecnica e la produzione, con suoni più incisivi e meglio bilanciati. La genovese BloodRock Records fa il nome di Black Sabbath, Pentagram e Paul Chain, ma ci sentiamo di aggiungere un’altra eccellenza del dark sound italiano, ovvero Abysmal Grief, con i quali i ragazzi umbri condividono un feeling cimiteriale cupissimo eppure magnetico, che è figlio più del death rock che del doom. Anche il violino elettrico, strumento scarsamente sfruttato in ambito metal, acquista con questo lavoro un ruolo organico e assolutamente non di contorno, tanto da ricordare gli High Tide di “Sea Shanties”, antica perla proto-metal. C’è un filo purpureo che collega la tracce, dall’opener “Ancient Ruins” – dalla costruzione non immediata, con un incedere minaccioso che deve qualcosa alla NWOBHM, spezzato da rallentamenti doom di scuola sempre inglese, ma anni ‘90 – fino alla titletrack, articolata strumentale posta in chiusura, passando per “Isle Of Loss” allucinata ed inquieta, uno dei momenti più alti di questo dischetto. Quello che colpisce maggiormente è la capacità di creare melodie di pregio e soluzioni in una certa misura originali, pur rimanendo all’interno di un genere che ha canoni ben definiti da decenni. A completare il tutto, pochi sprazzi più estremi quali accenni di growl che rafforzano senza mai rubare la scena, uno stile vocale vario, ora basso e solenne ora aspro e sghembo (difficile non pensare alle primissime incisioni di Steve Sylvester con i Death SS) e un basso che rifiuta di stare relegato in secondo piano, tutte caratteristiche che ci fanno apprezzare anche le piccolissime ingenuità di questo lavoro.
Una manciata di brani che supera – saggiamente – di poco la mezz’ora, lasciando con la voglia di premere nuovamente play e la curiosità di ascoltare nuovo materiale, che di questi tempi inflazionati (e sciagurati) non è poco. Consigliato.

TRACKLIST

  1. Ancient Ruins
  2. Isle Of Loss
  3. Blindness
  4. True Values
  5. Betrayal
  6. Amen
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