MOUTH OF THE ARCHITECT – Quietly

Pubblicato il 30/12/2008 da
voto
8.0
  • Band: MOUTH OF THE ARCHITECT
  • Durata: 00:55:41
  • Disponibile dal: /12/2008
  • Etichetta: Translation Loss
  • Distributore:

Lo dichiarano fin dal titolo, questi alfieri dello sludge/post metal statunitense: questo è un disco che cambia le carte in tavola. Per l’attesissimo seguito dell’acclamato “The Ties That Blind” (2006), i Mouth Of The Architect di Jason Watkins, Dave Mann, Steve Brooks e Kevin Schindel (quest’ultimo già bassista degli interessanti metal-corers Twelve Tribes) decidono di ampliare il proprio spettro sonoro e di renderlo più dilatato. E i nostri non deludono. L’apertura del disco è affidata alla title track, e l’impressione iniziale – errata – è che non sia cambiato poi molto nella proposta del gruppo. Arpeggi desolanti, urla dall’abisso, la consueta affascinante commistione di suoni caldi e freddi, a creare il sound che ormai, dopo cinque anni di intensa carriera, contraddistingue i nostri. Già con la terza traccia, “Pine Boxes” ci si accorge però definitivamente che le cose non stanno così. Un break d’atmosfera con parecchia melodia, una struttura stringata, linee di tastiere e sample più efficaci che mai. Mischiando gli ingredienti di sempre in una combinazione nuova, ci si avventura quasi dalle parti di certo raffinato post rock. E gli esiti sono notevoli. “Quietly” continua così, percorrendo avanti e indietro il continuum tra le atmosfere di sempre (i saliscendi emotivi di “Hate And Heartache”) ed episodi un po’ più melliflui e sognanti come la quasi orecchiabile “Rocking Chairs And Shotguns” o “Generation Of Ghosts”, alla quale partecipa in veste di guest vocalist Julie Christmas dei Made Out Of Babies. Senza tradire affatto le loro origini, i Mouth Of The Architect, nel loro terzo full-length, affrontano di petto la materia di un post metal/rock “adulto”, sì impegnativo, ma lontano da certe pretenziosità in cui spesso ci si imbatte in questo ambiente, riuscendo ad essere contemporaneamente più accessibili e più complessi rispetto al passato. Carte cambiate, operazione riuscita: ecco un altro bel disco da parte di una band alla quale il costante paragone con gli Isis di “Oceanic” sta ormai un po’ stretto.

TRACKLIST

  1. Quietly
  2. Hate and Heartache
  3. Pine Boxes
  4. Guilt and the Like
  5. Generation of Ghosts
  6. Rocking Chairs and Shotguns
  7. Medicine
  8. A Beautiful Corpse
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