MULE SKINNER – Airstrike

Pubblicato il 17/10/2018 da
voto
7.5
  • Band: MULE SKINNER
  • Durata: 00:32:56
  • Disponibile dal: 25/07/2018
  • Etichetta: F.O.A.D. Records
  • Distributore:

Ritornano i Mule Skinner, tra le realtà più schive e sottovalutate del circuito grind americano. Un demo, due EP e un solo full-length in carriera per il quartetto di New Orleans attivo addirittura dal 1987 (!), oggi accasatosi presso la nostrana F.O.A.D. Records con la speranza di riuscire a dare un filo più di continuità ad un percorso artistico tutt’altro che lineare e ricco di riconoscimenti.
Le lunghe pause tra un’uscita e l’altra non hanno comunque mai intaccato la vena polemica e distruttiva del gruppo, e tale tradizione appare evidente fin dai primi minuti di “Suicide Vest”, opener di questo agognatissimo comeback album. Un suono rimasto apparentemente congelato nel tempo, fermo alle pietre miliari di Terrorizer, Brutal Truth e Assück, in cui la rabbia risulta quasi palpabile e il ghetto tracima dagli strumenti sotto forma di riff caustici e ritmiche distribuite fra blast, d-beat e qualche saltuario rallentamento. Una fucilata in pieno volto che si preoccupa soltanto di restituire al pubblico gli ideali primigeni del filone, esaltandone i concetti di essenzialità e genuinità lungo una tracklist in sostanza priva di punti morti. D’altronde, anche in una scena incompromissoria come quella grindcore, vi sono differenze nell’attitudine e nel piglio interpretativo dei vari esponenti: ascoltando i Mule Skinner – che sia l’esordio “Abuse” o uno qualsiasi dei tredici episodi di “Airstrike” – si ha l’impressione di toccare con mano le vere radici di questi suoni, riproposte per l’occasione da una band di musicisti affamati e calati appieno in un immaginario di degrado urbano e miseria.
C’è sempre un arrangiamento, un dettaglio, in grado di rendere riconoscibili anche gli episodi più tirati; una consapevolezza nei propri mezzi che va ben oltre la pura e semplice carneficina. Questo, in sostanza, il segreto di un album da annoverare senza dubbio tra i migliori del suo genere nel 2018, in attesa ovviamente che Giulio the Bastard e soci rimettano a ferro e fuoco le playlist dei grindfreak di mezzo mondo. Bentornati.

TRACKLIST

  1. Suicide Vest
  2. Airstrike
  3. Bone & Debris
  4. Chocking Agent
  5. Bred to Destroy
  6. Sovereignty
  7. Firing Squads
  8. Battle Worshiper
  9. Among Sheep
  10. Faith in Blood
  11. Backbone
  12. Tactical Control
  13. Fuse
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