7.5
- Band: MUSTANG
- Durata: 00:56:15
- Disponibile dal: 07/09/2023
- Etichetta:
- Fighter Records
Non capita tutti i giorni di cimentarsi nell’ascolto di un album, a base di purissimo e inossidabile heavy metal alla vecchia maniera, composto da una formazione proveniente dall’India, in particolar modo con dei valori produttivi non indifferenti a sorreggerne la resa generale, dovuti in questo caso agli sforzi della nota Fighter Records. Certo, potremmo menzionare i Girish And The Chronicles, presenti peraltro tra le fila della nostrana Frontiers Records, ma si tratta di una band decisamente più abbordabile sul versante commerciale, rispetto ai qui presenti Mustang, il cui sound richiama in tutto e per tutto gli elementi cardine resi celebri dai Judas Priest e da altre realtà britanniche, inclusa la colorata e tamarrissima copertina.
La cosiddetta ‘new wave of traditional heavy metal’ è stracolma di giovani band vogliose di dire la propria, e mai ci saremmo aspettati che una formazione proveniente da un contesto così poco inflazionato potesse ritagliarsi un posto tra le più interessanti uscite classiche del 2023. L’esordio “Beyond Raging Thunder” infatti, lo possiamo dire, funziona piuttosto bene e svolge in maniera più che valida tutto ciò che un disco analogo dovrebbe mettere in evidenza: l’elemento speed metal è presente, i riff sono taglienti, il comparto vocale non lesina sugli acuti e la sensazione generale è quella di aver fatto un saporito balzo indietro negli anni ottanta, in pieno stile “Denim & Leather”.
La scaletta è un susseguirsi di brani affilati e rombanti, per la gioia di chi si rallegra ogni giorno per l’esistenza di band come i tedeschi Stallion, gli svedesi Enforcer o gli stessi Mustang qui presenti, che a sorpresa decidono di confermare la loro massima ispirazione, collocando a metà scaletta una cover molto ben eseguita del classico “Ram It Down” degli stessi Judas Priest, affiancata in questa sede da sciabolate da headbanging sfrenato come “Cosmic Rage” e “Terror Striker”, ma anche da fasi più rockeggianti e melodiche del calibro di “Queen Of Red Light” e “Electric Ecstasy”. C’è posto persino per la ballad completa “Voyager”, ma in effetti troviamo sprazzi dalla volontà toccante anche all’interno di pezzi più grintosi, e “Realm Of Madness” ne è un esempio.
I lati dolenti del disco risiedono essenzialmente nell’eccessivo e prevedibile retrogusto derivativo e in un comparto vocale ancora piuttosto acerbo, soprattutto nelle fasi meno spinte, ma con parecchio margine di miglioramento anche in acuti e sfuriate, mentre invece troviamo ben poche critiche da muovere alla sezione ritmica e al lavoro di chitarra, ritmico e solista, tanto essenziale quanto efficiente.
Purtroppo è inevitabile che, in operazioni dal così alto tasso di nostalgia, da manuale del concetto di ‘revival’, la sensazione tenda un po’ a essere quella di essere in presenza di un prodotto dalla poca personalità; eppure, vi stupirebbe quante band mediocri popolano l’underground metal old-school, e incappare in questi ragazzi indiani e nella loro indiscutibile capacità e passione per il classico e sano heavy metal, la cui preservazione è a dir poco obbligatoria, ci ha scaldato il cuore non poco. Chiaramente c’è da lavorare un po’ sulla riconoscibilità, ma se ascoltiamo l’entusiasmo e teniamo contemporaneamente i piedi per terra non possiamo che consigliarvi di dargli una chance senza ripensamenti.
