MY DYING BRIDE – Songs Of Darkness, Words Of Light

Pubblicato il 16/02/2004 da
voto
6.5
  • Band: MY DYING BRIDE
  • Durata: 01:01:06
  • Disponibile dal: 16/02/2004
  • Etichetta: Peaceville
  • Distributore: Audioglobe

Oscura, decadente, romantica e perversa, la Sposa Morente torna ad incupire, per l’ottava volta, i nostri viaggi musicali, rabbuiando ogni solare speranza visibile all’orizzonte. Già, in quanto raramente l’oscurità muta in musica meglio di quanto riesca a farlo quando i veicoli di sensazioni sono gli albionici My Dying Bride; e questa volta non si può davvero far altro che spendere parole tenebrose, mortali e soffocanti, scolpite in marmi neri dalle venature rosso-violacee, per descrivere ciò che la storica band ha composto. L’inquietante copertina preannuncia in modo piuttosto netto le peculiarità di questo nuovo dipinto, intitolato “Songs Of Darkness, Words Of Light”: un arazzo terribile, trasudante dolore e drammaticamente tetro, nelle cui scene si riesce a rivivere tutto il panico, la passione, la desolazione e il rimpianto a cui può condurre il binomio Amore/Morte. Anche senza avere a disposizione le lyrics del disco, viene semplice interpretare personalmente, a livello emotivo, le immagini generate dall’ascolto di tale lavoro, probabilmente il più sofferto mai partorito da Aaron e compagni dall’epoca della magnum opus “The Angel And The Dark River”; da scordare, quindi, il precedente “The Dreadful Hours”, le sue cangianti sfumature e le sue mirabili alternanze d’umore: in “Songs Of Darkness, Words Of Light” si trovano soltanto notte, pochissimi barlumi di giorno ed un crepuscolo eterno. A dimostrazione di quanto detto, basti ascoltare l’opener “The Wreckage Of My Flesh”, la quale, com’è presto deducibile dal titolo, rappresenta la Disperazione messa in note, ostica come poche da assimilare e poco coinvolgente; se si pensa ad altre song d’apertura dei Bride, quali la mitica “The Cry Of Mankind”, “She Is The Dark” oppure “The Whore, The Cook And The Mother”, viene da chiedersi con quale dissennatezza il quintetto abbia scelto un brano ‘impossibile’ a mo’ di prima traccia! Di pasta ben più convincente sono le successive “The Scarlet Garden” e “Catherine Blake”, forse gli episodi migliori dell’album, pregne del classico romanticismo decadente da sempre in auge nel sound della band. Mentre “My Wine In Silence” si muove apatica tra riflessioni acustiche ed impennate decise, la più movimentata “The Blue Lotus”, riservante parecchio spazio ad un riffing lentamente cadenzato, risulta maggiormente accattivante e aggressiva; a fasi alterne, invece, scorre la linfa di “The Prize Of Beauty”, che mette in mostra l’inconfondibile e penetrante cantato recitato di Aaron, alternato al suo decente growling-style; con “And My Fury Stands Ready” e “A Doomed Lover”, l’ipnosi è totale e ci guida verso l’uscita del tunnel, alla quale si giunge provati e smarriti, sintomo di quanto l’indigeribilità iniziale del disco in questione sia ardua da sopraffare. Certo, può darsi che “Songs Of Darkness, Words Of Light” diventi una pietra miliare del doom metal con lo scorrere degli eoni, ma per adesso resta palese la sua inferiorità rispetto ad almeno i due lavori precedenti. I fan dei Bride, comunque, dovrebbero riuscire ad apprezzare tranquillamente lo stesso l’album, poco indicato però come apripista verso una conoscenza approfondita del gruppo. Una piccola delusione, da inserire fra i momenti meno salienti di Aaron & Co..

TRACKLIST

  1. The Wreckage Of My Flesh
  2. The Scarlet Garden
  3. Catherine Blake
  4. My Wine In Silence
  5. The Prize Of Beauty
  6. The Blue Lotus
  7. And My Fury Stands Ready
  8. A Doomed Lover
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