MYRATH – Shehili

Pubblicato il 30/04/2019 da
voto
8.0
  • Band: MYRATH
  • Durata: 00:47:00
  • Disponibile dal: 03/05/2019
  • Etichetta: earMusic
  • Distributore: Edel

Avevamo lasciato i Myrath all’album “Legacy” di circa tre anni fa, un disco che segnava una precisa svolta stilistica: si ricorderà, infatti, come i primi lavori della band fossero caratterizzati da un metal prog fortemente intriso di sonorità provenienti dalla tradizione araba e magrebina, con tanto di strumenti folk, cosa che ci aveva portato a definire la loro musica come ethnic-metal. Con “Legacy”, in particolare, la band optava invece per un più classico metal melodico, con maggiori orchestrazioni e con sonorità decisamente più vicine a quelle di tante altre band europee o americane. Una scelta a nostro avviso opinabile ma assolutamente legittima, voluta fortemente dai Myrath (come ci ha ribadito il cantante Zaher Zorgati in una recente intervista che a breve pubblicheremo) per scrollarsi di dosso l’etichetta ormai loro affibbiata di “Dream Theater nordafricani”.
C’è da dire che in questo nuovo album, intitolato “Shehili” (che sarebbe il nome tunisino dato allo scirocco, tipico vento che soffia nel Nordafrica e, in generale, nell’Europa meridionale) a nostro parere la band, pur proseguendo sulla scia tracciata appunto da “Legacy”, ha saputo tuttavia recuperare e reinserire meglio quegli elementi folk che rappresentano di fatto una peculiarità del loro sound. Abbiamo già dedicato al disco uno speciale track by track in anteprima, quindi abbiamo già messo in evidenza come si tratti di un album davvero notevole sia dal punto di vista del songwriting che degli arrangiamenti, ma aggiungiamo anche della produzione e dei suoni, al punto che la band ha fatto ricorso addirittura a tre differenti produttori (Kevin Codfert, Jens Bogren e Eike Freese) perchè tutto risultasse assolutamente perfetto. Le canzoni sono tutte davvero molto belle, incentrate su refrain dalle squisite melodie, tanto che lo riteniamo quasi un must tra le uscite di quest’anno per chi ama appunto il metal melodico. Gli inserti folk poi sono davvero azzeccati, molto presenti ma mai eccessivamente invasivi, per cui s’inseriscono perfettamente in un contesto metal. In qualche brano la band opta per il cantato in arabo, ovvero nell’intro “Asl” ma in parte anche in “Lili Twil” e “Mersal”, ma in generale riesce a creare un mix ottimale tra tutte le proprie varie influenze: oggi loro definiscono il loro genere con il curioso nome di “blazing desert metal”, ma, al di là di qualsivoglia etichetta, riteniamo che i Myrath, dopo un disco magari più interlocutorio, oggi abbiano le idee più chiare e possano tornare a proporsi come una delle band più interessanti uscite negli ultimi anni.
Certo, avendoli apprezzati parecchio quando suonavano prog, non ci sarebbe affatto dispiaciuto se almeno in una traccia si fossero cimentati in un songwriting più complesso o almeno un po’ più articolato rispetto alla semplice forma-canzone e, in tal senso, saremmo stati propensi ad alzare leggermente anche il voto finale. Tuttavia, al di là di queste considerazioni, dobbiamo riconoscere che anche così “Shehili” resta senz’altro un disco apprezzabile e di assoluto valore.

TRACKLIST

  1. Asl (Intro)
  2. Born To Survive
  3. You've Lost Yourself
  4. Dance
  5. Wicked Dice
  6. Monster In My Closet
  7. Lili Twil
  8. No Holding Back
  9. Stardust
  10. Mersal
  11. Darkness Arise
  12. Shehili
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