MYRKUR – M

Pubblicato il 29/08/2015 da
voto
6.0
  • Band: MYRKUR
  • Durata: 00:36:58
  • Disponibile dal: 21/08/2015
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Diciamolo chiaramente: il fatto che un’etichetta storica e rinomata per l’eclettismo, la qualità e il coraggio delle sue uscite come la Relapse vada ad aggrapparsi a un’operazione a tavolino qual è la creazione del ‘personaggio’ Myrkur è abbastanza degradante. Di questa ex modella danese fulminata sulla via della Nera Fiamma, coadiuvata in cabina di regia (o forse anche compositivamente?) da Garm degli Ulver, si è parlato e scritto fin troppo: la ragazza ha catalizzato una marea di attenzioni per motivi che nulla hanno a che vedere con la musica, secondo modalità acchiappa-chiacchere degne del peggior gossip. Copertine su riviste di settore, discussioni in rete, diatribe sulla genuinità del progetto, si sono inseguite negli ultimi mesi, distogliendo molti fan dall’andare a cercarsi le migliori uscite dell’anno, per concentrarsi su noiose analisi del ‘fenomeno-Myrkur’. Da qualunque lato si guardi la questione, non è una bella pagina del metal estremo quella che è stata scritta. Detto ciò, è giusto considerare “M” per quello che è, nella sua sola essenza musicale, dimenticando tutto il resto. L’opinione in merito a “M”, almeno dal punto di vista di chi scrive, non è poi granché difforme da quella maturata all’ascolto dell’Ep omonimo uscito poco meno di un anno fa. L’obiettivo primario di plasmare una nuova sottocorrente del black metal, facendo confluire nello stesso alveo un’angelica vocalità femminea e un estremismo old-school richiamante in prima istanza proprio gli Ulver dei primi lavori (ma anche Darkthrone, Satyricon, Mayhem), trova anche in questa occasione diversi ostacoli nell’effettiva concretizzazione. Al sensibile miglioramento di suoni, strutture e arrangiamenti, a favore di un incedere camaleontico, che assomma suggestioni gothic metal Anni ’90, flebili ambizioni avantgarde, bagliori fiabeschi e frustate marcissime, non ha fatto seguito un songwriting realmente incisivo. Quello che latita in “M” non è tanto da ascrivere a colpe dei singoli strumentisti in causa – Myrkur ha una splendida voce, gli inserti pianistici sono realmente toccanti, le chitarre disegnano apprezzabili arabeschi – quanto a una mancanza di focalizzazione, all’abbozzare le idee senza riuscire ad arrivare a una loro determinazione di senso compiuto. L’intera tracklist pare il frutto di una sessione compositiva stoppata sul più bello, nel punto in cui la serie di input iniziali avrebbero dovuto fondersi, adattarsi gli uni agli altri e dar vita a una serie di canzoni con una propria forza intrinseca. Così, invece, il disco appare slegato, incolore, si susseguono alcuni ottimi momenti, legati soprattutto alle cose più soft, e altri dove non si capisce dove si voglia andare a parare. Le perplessità del primissimo ascolto non sono fugate con l’approfondimento dei contenuti dell’album: purtroppo, la ricerca di significato di quest’opera rimane un dilemma irrisolto, e nel complesso non si riesce a individuare un solo brano che sia davvero esaltante. Considerando anche che tante tracce non sono altro che brevi dialoghi tra la voce di Myrkur e un decadente pianoforte, parentesi utili a farci apprezzare il timbro della singer in tutta la sua conturbante gentilezza, ma abbastanza freddi sul piano emotivo. Il potenziale per far scaturire qualcosa di interessante ci sarebbe, però al momento non riusciamo a comprendere i motivi per cui Myrkur abbia assunto tutta questa importanza in seno alla Relapse. Veramente, con tutto il ben di dio black metal che c’è in giro di questi tempi, “M” non vale proprio la pena di essere preso in considerazione.

TRACKLIST

  1. Skøgen skulle dø
  2. Hævnen
  3. Onde børn
  4. Vølvens spådom
  5. Jeg er guden, i er tjenerne
  6. Nordlys
  7. Mordet
  8. Byssan lull
  9. Dybt i skoven
  10. Skaði
  11. Norn
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