MZ.412 – Burning The Temple Of God

Pubblicato il 21/04/2022 da
voto
8.5
  • Band: MZ.412
  • Durata: 01:02:24
  • Disponibile dal: -/-/1996
  • Etichetta:
  • Cold Meat Industry
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“Burning The Temple Of God”: una copertina che è più iconica del suo contenuto. Sembrerebbe assurdo, eppure è proprio così: l’immagine principale dell’artwork rappresenta l’incendio della stavkirke di Fantoft, avvenuto il 6 giugno 1992 ed attribuito, con qualche contraddizione durante il processo, a Varg Vikernes (evitiamo di nominarne la band di appartenenza per non incorrere in ulteriori sanzioni…), e diverrà celebre poiché utilizzata per il famoso e controverso libro “Lords of Chaos” del 1998 di Michael Moynihan e Didrik Søderlin; eppure non molti conoscono questo disco.
Facciamo ora un passo indietro ed andiamo ad inquadrare la mente dietro a questo progetto: Henrik Lennart Nordvargr Björk, conosciuto semplicemente come Nordvargr, è un musicista nato in Svezia nel 1971, legato al mondo dell’elettronica ma appassionato anche di metal, si dice soprattutto dei Kiss. Queste sue passioni lo porteranno ad intraprendere una carriera longeva e, soprattutto, ricca di iniziative che si muoveranno in direzioni molto differenti; tra queste citiamo i dischi pubblicati a proprio nome, i Pouppée Fabrikk e l’esperienza come Det Kätterska Förbund, ma anche collaborazioni con Forgotten Tomb, Naer Mataron e Thee Maldoror Kollective. La discografia dello svedese è veramente infinita, e lasciamo al lettore l’onere di scandagliarla alla ricerca di altra musica interessante; per ora, quindi, focalizziamoci sul progetto Mz.412: la formazione nasce nel 1988 con il nome di Maschinenzimmer 412, per opera appunto di Nordvargr (qui con lo psudonimo Vampiir Kremator), Drakhon (chitarra), Ulvtharm (programmazione) e Shaitan (batteria), e dà alle stampe i primi due album, “Malfeitor” e “Macht Durch Stimme”, nei suoi primi due anni di vita. Ma sarà con il successivo “In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Excelsi” che il gruppo assumerà un’estetica legata al black metal, pur non rientrando appieno – né allora, né mai in futuro – nelle coordinate sonore del genere.
Arriviamo ora al 1996 e all’oggetto di questa recensione. “Burning The Temple Of God”, pubblicato per la prestigiosa Cold Meat Industry, etichetta svedese regina di queste sonorità, è il frutto più oscuro ed estremo di questo crescendo di violenza ed intransigenza, e ne rappresenta l’apice in quanto a qualità ed importanza storica; la dimostrazione di come il black metal, con la popolarità della cosiddetta seconda ondata, sia riuscito a penetrare, con la sua ideologia oltre che con i suoi suoni, anche realtà distantissime. L’originale passione per l’elettronica si amalgama, nell’animo di Nordvargr, con il nuovo ardore per la Fiamma Nera e, in un periodo in cui altre opere efferate vengono alla luce, il musicista scandinavo riesce a creare qualcosa di realmente diverso ma altrettanto inquietante. Oltre alla già citata copertina, tutto qua dentro fa raggelare il sangue: il titolo, le atmosfere malsane, il furore esecutivo, ogni aspetto ha la funzione di terrorizzare l’ascoltatore; si pensi che, addirittura, tra i crediti figura come ospite un certo Shaman che suonerebbe ‘percussioni con ossa umane’. Non è semplice fornire una descrizione di questi suoni, che ai tempi non si erano mai sentiti e che comunque non hanno fatto molti proseliti, ma la definizione della band stessa, che ha parlato da subito di ‘true black industrial’, è probabilmente ciò che si avvicina di più alla verità. Ad aprire le danze “Deklaration Of Holy War”, in cui un tappeto minimale di rumori industrial, voci sussurrate ed urla si alterna in quello che sembra essere un esorcismo. “The Winter Of Mourning” ha un andamento tribale ed ipnotico, come se i Nine Inch Nails stessero compiendo una sorta di rituale. Lo screaming di Nordvargr nella successiva “Feasting On Khristian Blood” è quanto di più marcio, maligno e satanico si possa immaginare, in un brano rozzo e crudo come nel black più ferale e primigenio. Arriva poi il pezzo più lungo del lotto: “Taking The Throne”, undici minuti divisi in due atti che mischiano gelida elettronica, stridente noise e ambient, rendendo concreto una specie di incubo. “Burning…(Gods House)” prosegue più o meno sulla stessa falsariga, con suoni cacofonici e disturbanti. “Submit And Obey” si apre con una placida voce femminile che racconta di gesta orrende e procede con deflagrazioni che solo a momenti diminuiscono di intensità. Dopo il breve intermezzo “Nebulah Frost” è la volta di “Vampiir Of The North”, pezzo strumentale sostenuto dalle note di un organo infernale, perfetta colonna sonora di un film horror. I cinque minuti di feedback assordante di “De Ondas Vandring” pongono fine ad un viaggio che attenta seriamente alla sanità mentale di chi è all’ascolto. Paradossalmente, questi dieci brani diventeranno uno dei simboli del black metal, pur essendo black metal più nell’attitudine che nella musica reale.
Dopo “Burning The Temple Of God”, la carriera degli Mz.412 proseguirà con altri ottimi dischi  (su tutti “Domine Rex Inferum” e “Nordik Battle Signs”) e con nuovi tentativi di sperimentazione, ma senza raggiungere le vette di questo album, frutto del loro coraggio, che li ha portati ad essere dei pionieri, in un periodo storico che era l’ideale per esserlo.

TRACKLIST

  1. Deklaration Of Holy War
  2. The Winter Of Mourning
  3. Feasting On Khristian Blood
  4. Taking The Throne (Act I: Storming The Gates; Act II: Proklamation Of The New Order)
  5. Burning...(Gods House)
  6. Submit And Obey
  7. Nebulah Frost
  8. Vampiir Of The North
  9. De Ondas Vandring
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