NAAT – Fallen Oracles

Pubblicato il 07/04/2020 da
voto
7.0
  • Band: NAAT
  • Durata: 00:39:54
  • Disponibile dal: 06/03/2020
  • Etichetta: Argonauta Records
  • Distributore: Goodfellas

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Procede come un unico flusso strumentale suddiviso in diversi movimenti e azioni tra loro indissolubilmente legate, il secondo album dei genovesi Naat. “Fallen Oracles” si inserisce perfettamente in quella corrente di post-metal che, abbandonate in parte le sue propaggini più irruente e ruvide, arriva a una mediazione ben studiata con il post-rock. Se ne fa addolcire le partiture heavy, levigare il suono, introduce armonie ariose e fa trasparire un generale mood pensieroso. Di nuovo strumentale nella sua interezza, come lo era il primo disco omonimo, “Fallen Oracles” riporta alla mente un periodo storico ben preciso, quello della trasformazione dei prim’attori del post-metal in creature più poliedriche, variegate nell’approccio e disposte anche alla mitezza, dopo essersi fatti largo a spallate e scossoni coi primi lavori.
Le ampie volute di “Liquor” e “Inner Shelter” vanno ad accostarsi a quelle contenute in un “In The Absence Of Truth” oppure “Somewhere Along The Highway”, mentre restando su un fronte solo strumentale, si approda a un “City Of Echoes” di marca Pelican. Pietre miliari di un certo modo di interpretare il metal che per i Naat sono ispirazione, non motivo di adesione totalizzante, per fortuna. Se il quartetto non vanta comunque parecchi punti a suo favore quanto a personalità, la qualità di scrittura, performance e la cura dei dettagli, negli arrangiamenti, nella produzione e, perché no, sotto l’aspetto grafico, sono degne di nota. L’album scorre benissimo dall’inizio alla fine, non ci prova nemmeno a giocarla sull’impatto rintronante, i feedback disturbanti, i crescendo tracotanti e i contrasti vistosi. Tutt’altro, vige un senso di armonia e di forza calibrata quasi con garbo, un’attenzione alla concordanza fra gli strumenti che ne fa emergere la pulizia esecutiva e un impatto d’insieme molto musicale, raffinato anche nei passaggi più vibranti.
I botta e risposta fra chitarre e basso, lo sciogliersi in fiumane post-rock aperte e poco ermetiche, gli arpeggi e i soffusi tappeti ambient non sanno di cliché e di pigro copia-incolla, le tracce possiedono un filo narrativo coerente e si legano le une alle altre in modo naturale, coniugando istinto, desiderio di catarsi, ardore e rilassatezza, a volte mettendo assieme questi aspetti, a volte lasciando che sia uno di questi a primeggiare. Nel suo equilibrio nient’affatto sforzato fra le parti, avanzando a ritmi mai troppo incalzanti né, sull’altro fronte, rallentati allo sfinimento, “Fallen Oracles” ha dalla sua, rispetto a molte altre pubblicazioni del genere, un’accessibilità distintiva, una presa relativamente facile di cui questo tipo di pubblicazioni difettano, a meno di non sbilanciarsi molto verso il post-rock. Un ottimo disco, quindi, qualche passo indietro rispetto ai migliori esponenti del settore, nettamente più avanti delle orde ‘post-qualcosa’ di cui la scena metal attuale è ricolma.

TRACKLIST

  1. Sleepeater
  2. Liquor
  3. Relics
  4. The Moth
  5. Inner Shelter
  6. Ether
  7. The Highest Tower
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