7.0
- Band: NACHASH
- Durata: 00:36:42
- Disponibile dal: 10/08/2018
- Etichetta:
- Shadow Kingdom Records
- Distributore: Audioglobe
Si chiamano Nachash, dall’ebraico ‘serpente’. E come un rettile maligno si muovono sinuosi tra le spirali di un black metal nemmeno troppo catalogabile. Dopo diversi ascolti, infatti, non risulta semplice affibbiare un trademark preciso a lineare al terzetto norvegese, autore del qui presente (nonché debutto) “Phantasmal Triunity” edito dalla Shadow Kingdom Records. E se proprio vogliamo lanciare dei paragoni possiamo citare band come i Grand Belial’s Key, gli Ares Kingdom o i Sacriphyx. Poco meno di quaranta minuti durante i quali una matrice di base in perfetto black old-school si mescola alla perfezione con tinte blackened altrettanto grezze, contornando il tutto con brevissime quanto letali sfuriate thrash. Sei brani che si potrebbero tranquillamente sintetizzare in un unico viaggio sonoro ed emozionale in cui sfondi monotematici sembrano prendere il sopravvento prima che i ritmi cambino all’improvviso, senza comunque spingere troppo sull’acceleratore. No blastbeat dunque; solo uptempo, a volte pure orecchiabili. Gelidi, ruvidi ma anche decisi e ipnotici: i tre ragazzi di Oslo ci accompagnano lungo un tragitto magnetizzante, quasi sedativo. La chitarra di A, alias Anders Westbye, cuce trame ‘ragnatelose’, anche semplici ma ben aggrovigliate, sulle quali la sezione ritmica segna un tempo minaccioso e ammaliante. Di sicuro impatto per chi non ama troppe sperimentazioni ma preferisce gettarsi a capofitto verso gli abissi più spettrali e freddi. Dopo le rasoiate lanciate dall’iniziale “Red Death Eclpise”, i voltaggi prendono a girare ulteriormente con le successive “Apex Illumionous” e “Astral Sarifice” prima che una cadenzata “Fleshtemple Incineration” strizzi l’occhio ai Marduk in versione più ordinata. Ma è la conclusiva “Elder Night” a racchiudere le capacità strumentali e liriche della band scandinava: una sorta di marcia lunga otto minuti per compiere il definitivo salto nel vuoto. Poche le novità proposte dai Nachash ma di un livello più che discreto. Da tenere d’occhio.
