7.5
- Band: NAILED TO OBSCURITY
- Durata: 00:55:00
- Disponibile dal: 05/09/2025
- Etichetta:
- Nuclear Blast
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Con “Generation of the Void”, i Nailed To Obscurity compiono un passo deciso verso una scrittura più accessibile, senza però rinunciare completamente a una profondità emotiva e a un retaggio (melodic) death-doom che li ha sempre caratterizzati. È un equilibrio delicato, spesso traditore per chi cerca di rendere più dinamica la propria formula: troppe volte, in passato, in questa corrente musicale l’idea di alleggerire gli arrangiamenti e puntare su melodie più fruibili ha prodotto risultati scialbi o sacrificato la componente heavy e atmosferica. Per fortuna, non è questo il caso: il nuovo album dei tedeschi riesce infatti a bilanciare piuttosto bene immediatezza e spessore, regalando una tracklist compatta, varia e meglio caratterizzata rispetto a quella del suo predecessore.
“Black Frost” aveva sofferto di un eccesso di lungaggini e di un’indecisione di fondo: pur ricco di echi opethiani e katatonici, sembrava faticare a trovare un’identità distinta, con pezzi che spesso tendevano a confondersi l’uno nell’altro. “Generation of the Void”, al contrario, mette in fila più brani capaci di imprimersi nella memoria dopo pochi ascolti. Merito di una scrittura più netta, di melodie più efficaci e di un utilizzo mirato della voce pulita, che qui diventa un elemento strutturale invece che un semplice abbellimento.
Certo, non tutto funziona alla perfezione: i cori di “Spirit Corrosion”, ad esempio, flirtano con un sentimentalismo fin troppo zuccheroso. Ma è un peccato veniale, anche perché questo panorama ha già digerito derive ben più melliflue, basti pensare a certi episodi più o meno recenti degli Swallow The Sun, che pure non hanno intaccato troppo la loro autorevolezza. Qui, al contrario, l’impressione è che i Nailed To Obscurity abbiano finalmente trovato una cifra stilistica più incisiva, capace di far emergere alcuni brani come potenziali “singoli”, senza appunto sacrificare del tutto il background di una volta.
Uno degli esempi più lampanti è “Echo Attempt”, lunga suite che si impone come vertice creativo del disco: la sua struttura audace mette in comunicazione i Katatonia più recenti – quelli influenzati da A Perfect Circle e Tool – con un lato più oscuro, vicino ad altre fasi della carriera di Jonas Renkse e soci. È proprio questa capacità di intrecciare ariosità e una certa durezza a rendere l’album più vivo e convincente del precedente. Il merito va chiaramente anche al frontman Raimund Ennenga, qui particolarmente ispirato: la sua versatilità vocale gli permette di affrontare i vari registri con disinvoltura, aggiungendo colore senza perdere in profondità, evitando – anche in pezzi molto diretti come “Clouded Frame” o “Misery’s Messenger” – di scivolare nel cosiddetto gothic/dark metal sanremese. Inevitabili i paragoni con Mikko Kotamäki, ma il suo contributo dona effettivamente ai pezzi un respiro narrativo che ne potenzia la resa.
La tracklist, piuttosto corposa, non risente in definitiva dell’effetto “polpettone” che affligge alcuni dischi di questo segmento stilistico. Grazie a un’alternanza calibrata di momenti ruspanti e aperture melodiche, i brani si distinguono con una certa personalità e mantengono alta l’attenzione fino alla conclusione.
Più che un netto passo avanti, “Generation of the Void” sembra dunque il disco in cui i Nailed To Obscurity hanno imparato a sfrondare la propria scrittura per far emergere ciò che davvero conta. Non è un album che sorprende per radicalità o per un cambio di rotta inatteso, ma colpisce per la chiarezza con cui traduce un’identità finora solo accennata. In questo senso, non è tanto il lavoro della maturità quanto quello della consapevolezza: un disco che insegue sì certi modelli, ma che comunque riesce a procedere con passo sicuro nella sua rielaborazione, consegnando alla band una voce finalmente più riconoscibile all’interno del panorama del metal atmosferico contemporaneo.
