NAPALM DEATH – Enemy of the music business

Pubblicato il 08/03/2001 da
voto
8.0
  • Band: NAPALM DEATH
  • Durata:
  • Disponibile dal:
  • Etichetta: Dream Catcher
  • Distributore: Edel

I Napalm Death sono tornati… e in grande stile!! Abbandonati i tentativi pseudo-industrial degli ultimi anni (alzi la mano colui che non ha un po’ pianto sentendo Barney cantare con clean vocals…) i Napalm tornano per dire che ci sono ancora, più feroci e incazzati che mai e che chi li dava per morti anzitempo ha fatto male i suoi conti. Già il titolo la dice lunga sulla filosofia che sta dietro a quest’album: nessuna melodia, nessun pezzo piacevole o armonioso, nessun sacrificio della propria identità musicale per fare “quello che piace alla gente”, anzi, tutto il contrario! A prescindere dall’indubbia importanza storica che hanno avuto i primissimi Napalm death, protagonisti della primissima scena grind underground degli anni ’80, personalmente mi sono sempre sentito molto affine alla musica e alla filosofia dei Napalm Death. La loro attitudine (molto “punk” in effetti) anti-massa e i testi “impegnati”, musicalmente espressi al meglio nei primi due lavori “Scum” e “From Enslavement To Obliteration” (tra i primissimi lavori chiamabili grindcore), mi hanno sempre dato l’idea di un gruppo controcorrente, convinto. Anche gli ultimi lavori, pur se più “molli” e riflessivi, hanno sempre mantenuto quest’attitudine, concedendo ben pochi spazi a incoerenze riguardo alla Napalm-philosophy (uno dei pochi che mi viene in mente è la soundtrack di “Mortal Kombat”… argh!). Per questo ho sempre rispettato i Napalm in modo particolare. Ma parliamo un po’ più a fondo di quessto “Enemy Of The Music Business”: il disco consta di ben 14 canzoni per una durata di circa 48 minuti (non preoccupatevi, circa 10 minuti sono di silenzio per la bonus conclusiva, il che ci riporta a un ben più realistico 38 minuti). Ovviamente, in genere, solo pochi brani arrivano ai tre minuti. Musicalmente ci troviamo davanti ad una band davvero in forma, che sa con uno stesso riff essere emozionale e al tempo stesso spaventosamente tecnica. Ci troviamo davanti a pezzi ritmatissimi con batteria in ottave alternati a breaks in cui il basso distortissimo (l’ormai leggendario basso “diesel”) troneggia impietoso, ed a sporadiche quanto efficaci sfuriate in sedicesime che fanno davvero male alle orecchie… e sopra tutto questo, insieme alla chitarrona super-compressa con riff spesso più hardcore che metal, il growling cattivissimo dell’onnipotente Barney, che supera davvero se stesso, offrendo una prestazione di livelli veramente alti, anche negli screams più acuti. I testi ovviamente sono come tutti si aspettavano che fossero: arrabbiati, sempre e comunque contro qualcuno o qualcosa. Da segnalare “Vermin”, anatema contro il loro vecchio agente… grandi! Interessante anche il tema espresso nella canzone (the public gets) What the public “doesn’t want”… dateci un’occhiata. Ultima cosa, anche se forse a molti non interesserà data la massiva diffusione dell’mp3: la confezione è davvero carina… oddio, è un “semplice” CD, ma il libretto è spesso (quantomeno non sono le canoniche due pagine squallide a cui i deathster e thrasher sono abituati…) e con un artwork che si ripete anche all’interno (e non quelle bruttissime pagine in nero coi testi in bianco!); le foto ci sono e ci sono pure tutti, e la copertina mi piace. Quindi che altro pretendere da un CD musicale? 1) uccide, 2) dice qualcosa, 3) è ben suonato!! Taste the poison!

TRACKLIST

  1. Taste the poison
  2. Next on the list
  3. Constitutional hell
  4. Vermin
  5. Volume of neglect
  6. Thanks for nothing
  7. Can't play won't play
  8. Blunt against the cutting edge
  9. Cure for the common complain
  10. A necessary evil
  11. CS (conservative shithead) part II
  12. Mechanics of deceit
  13. (the public gets) What the public doesn't want
  14. Fracture in the equation
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