7.5
- Band: NAXATRAS
- Durata: 60:02
- Disponibile dal: 26/04/2015
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Patrimonio ortodosso non indifferente per questo macigno psichedelico tutto greco. Il cento per cento di incisione analogica in soli tre giorni dal Gesù ortodosso dei Magnetic Fidelity Studios in un paesino nella Grecia del nord rende questo omonimo debutto un qualcosa dal sapore settantiano e desertico degno dei panorami fondamentali dell’immaginario psych-stoner da pejote e autostrada, portando l’ascoltatore in territori già ampiamente descritti in molti album del genere. Dalla sua questo debutto dei Naxatras ha sicuramente la concezione di musica umile ed onesta che contraddistingue situazioni di questo genere, e il suo luccicare nel panorama infinito della produzione stoner di questi tempi sta proprio nel suo essere vigoroso e giovanile, impuro e tendente al sacrale, con nessuna presunzione e nessun overdub in sede di produzione. A metà tra Earthless, Papir, Om, Motorpsycho, Causa Sui e Grails, questo “Naxatras” fluttua tra sonorità quasi progressive psichedelico, riff stoner di stampo seventies e melodie ancestrali e misticheggianti. “Sun Is Burning” contiene un riff sentito probabilmente una volta ogni tre dischi di genere, eppure riesce a non risultare fasullo o semplicemente poco personale, incastonato in questa aura cosmica e fattona. Certo è che i pezzi migliori di questo debut di questi ragazzi di Salonicco sono sicuramente contenuti nel cuore dell’album: “Space Tunnel”, magnetica e spaziale, così come l’incedere ipnotico di “Shiva’s Dance”, compagna di fattanza spirituale e “Downer” che chiude la triade centrale come un’arteria pulsante groove e battito rallentato. Il debutto di questi greci è un piccolo gioiellino ruvido e impolverato su una strada deserta che va dalla Macedonia al Peloponneso sfiorando pianeti e costellazioni in un’ora di trip psichedelico. Strafatti senza strafare: gran pregio di questi tempi.
