NE OBLIVISCARIS – Urn

Pubblicato il 28/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: NE OBLIVISCARIS
  • Durata: 00:45:56
  • Disponibile dal: 27/10/2017
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Gli australiani Ne Obliviscaris difficilmente scriveranno mai un album terribile o quantomeno insufficiente. La loro bravura tecnica e l’elevata abilità compositiva che posseggono fanno sì che sia quasi impossibile arrivare a giudicare negativamente una creatura di loro parto. Ma lungi da noi riferirci a loro come ‘intoccabili’: semplicemente ci pare di evidenziare l’ovvio, quando si è di fronte ad un progressive extreme metal di siffatta qualità, strumentale e fantasiosa, promulgata attraverso una proposta che bilancia in eque parti l’aggressività (anche se pulita e ordinatina) del metallo estremo sui generis, death, black o thrash che sia, e la delicatezza e l’ariosità delle sezioni più solari e spensierate. Una band, il quintetto aussie, che sprizza eleganza da ogni nota, perfino da quelle più malvagie, e che non ha paura di azzardarsi in sperimentazioni strutturali ardite, riportando in primo piano l’utilizzo di uno strumento, il violino, che da ormai più di vent’anni fa saltuariamente parte del nostro mondo di chitarre, blastbeat e suoni fastidiosi. Giunti al terzo lavoro in studio, dopo gli eccezionali “Portal Of I” e “Citadel”, i Nostri non si smentiscono e tirano fuori dal cilindro un altro disco dalla facile/difficile lettura: facile, in quanto le sonorità sono quelle e non si scappa, la formazione è nata con il proprio stile tatuato sulla pelle; difficile, perchè comunque non è immediato l’entrare in sintonia con brani complessi, sfaccettati e che spesso non presentano al loro interno riff, passaggi o melodie vocali memorabili. “Urn”, questo il funerario titolo del nuovo disco dei Ne Obliviscaris, non fa dunque eccezione rispetto ai suoi predecessori, posizionandosi a metà strada tra i due, cercando, in parte riuscendoci ed in parte no, di rendere più accessibile la fruizione tramite l’uso di un riffing più memorizzabile e linee vocali pulite epiche e suadenti. Non sempre, pur restando di livello superiore, il quintetto si dimostra all’altezza della situazione: raramente si perde per strada nella costruzione dei suoi pezzi lunghi e sinfonici, ma sovente, nel corso dell’ascolto, ci si trova a constatare quanto manchino lampi di genio davvero memorabili, toccanti e convincenti al 100%. E se da una parte troviamo un episodio eccellente quale “Intra Venus” – probabilmente IL pezzo dei Ne Obliviscaris finora – dall’altra abbiamo difficoltà a districarci nel dodici-minuti lungo e tortuoso percorso della seguente “Eyrie”. Un artwork spettacolare dà al lavoro la giusta, sontuosa impronta grafica, così come la parte lirica, aulica e parecchio criptica da comprendere nel suo dipanarsi contorto, mantiene quella ricercatezza barocca che, allo stesso modo, può piacere o innervosire. Perso il bassista originario Brendan ‘Cygnus’ Brown, “Urn” si avvale dei servigi dell’olandese Robin Zielhorst (ex Cynic per breve tempo), un virtuoso dello strumento che regala partiture individuali e ricercate ai suoi momentanei compagni di band, un vero spettacolo. Le classiche fughe solistiche di chitarra (Benjamin Baret) e violino (suonato dal clean vocalist Tim Charles) spesso risultano stucchevoli dimostrazioni di tecnica strumentale e meno volte danno l’impressione di voler imprimere una toccante nota d’enfasi al mood generale del lavoro, difetto che va riportato nel computo generale del giudizio della nuova opera targata Ne Obliviscaris; lo stesso ragionamento si può fare per l’incrociarsi delle due voci, con Xenoyr un po’ monocorde allo scream/growl e Charles bravo ma un po’ troppo freddo sul pulito. Insomma, complessivamente siamo di fronte ad un platter certamente sopra la media, ma che non riesce ad elevarsi più di tanto e a migliorare quanto di buono fattoci ascoltare in passato dai suoi autori. Band assolutamente da seguire e supportare, ma che con “Urn” lascia un lieve retrogusto amaro d’incompiutezza.

TRACKLIST

  1. Libera (Part I) – Saturnine Spheres
  2. Libera (Part II) – Ascent Of Burning Moths
  3. Intra Venus
  4. Eyrie
  5. Urn (Part I) – And Within The Void We Are Breathless
  6. Urn (Part II) – As Embers Dance In Our Eyes
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