7.5
- Band: NEAL MORSE
- Durata: 01:10:25
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Inside Out
Spotify non ancora disponibile
Apple Music non ancora disponibile
Neal Morse è un artista che riesce a far vivere nella sua musica una strana e unica contraddizione. Come è noto, è un musicista estremamente prolifico che pubblica puntualmente ogni anno almeno un disco, anche se magari su progetti diversi, e questo, per forza di cose, si traduce in una produzione che tende ad uniformarsi, soprattutto quando il Nostro si dedica alla composizione di concept album. Abitualmente, i suoi dischi partono con un’introduzione solida e dinamica, con un ottimo interplay tra i musicisti, e poi si prosegue con un’alternanza di luci ed ombre che seguono le vicende del protagonista. La musica si scurisce nel momento della crisi, in cui il protagonista spesso raggiunge la disperazione, ma poi la salvezza arriva grazie alla fede e al supporto di Dio, che dona speranza e conforto, in un finale spesso enfatico, con cori celestiali e arrangiamenti maestosi. Tutto ciò, unito ad un impianto testuale fin troppo didascalico, potrebbe far pensare al peggio, con dischi realizzati con lo stampino, noiosi, prolissi e con una messa in scena da recital dell’oratorio. Perché allora ogni volta finiamo per tessere le lodi di Neal e delle sue mille incarnazioni? Perché, a dispetto di quanto detto in apertura, Morse può vantare una musicalità straordinaria, che ci suscita la stessa ammirazione che si prova di fronte al gesto perfetto ed esperto del maestro artigiano.
“L.I.F.T.”, nello specifico, fa parte della discografia della Neal Morse Band (ora NMB) ed arriva a distanza di cinque anni dal precedente “Innocence & Danger”. Rispetto al suo predecessore, in questo disco torna la formula del concept album, in cui si narra la vicenda di un uomo che cerca disperatamente un significato per la sua esistenza, in un viaggio spirituale verso l’autoconsapevolezza. Non abbiamo una vera e propria trama, ma è evidente la volontà di Morse di dare unità all’opera, visto che le tracce vengono punteggiate da temi ricorrenti, che tornano in maniera molto efficace, combinandosi con naturalezza.
Il progressive rock della band procede come di consueto con eccellenti dialoghi strumentali, grandi aperture melodiche, eleganti armonizzazioni vocali e canzoni che trovano spesso la loro spina dorsale nel pianoforte piuttosto che nei riff delle chitarre. In qualche raro caso, la musica si inspessisce, dando maggior risalto alla ritmica e alla batteria di Mike Portnoy – qui comunque molto più misurato del solito – come nel caso di “Hurt People”; in altri momenti, invece, come in “Carry You Again” e nei due capitoli di “Fully Alive”, è proprio quel senso di speranza di cui parlavamo a farla da padrone. Davvero mirabile, infine, “Love All Along”, la suite conclusiva della durata di dodici minuti, che raccoglie molti dei migliori temi musicali dell’album, per accompagnarci in quella chiusura epica e maestosa che ogni volta ci aspettiamo e che anche qui non tradisce le aspettative.
Grazie anche ad una line-up di maestri assoluti del proprio strumento – come il chitarrista Eric Gillette, il bassista Randy George e il tastierista Bill Hubauer, oltre al già citato Portnoy – “L.I.F.T.” raggiunge il suo obiettivo, pur tenendo valide le considerazioni che abbiamo fatto in apertura. Un disco della NMB, se ci concedete il paragone, è come bere un bel bicchiere d’acqua in una giornata afosa d’estate: magari non sarà un’esperienza indimenticabile, di quelle che lasciano il segno, ma è un momento appagante, perfetto per quella giornata e sempre benvenuto.
