7.5
- Band: NECROBODE
- Durata: 00:30:21
- Disponibile dal: 21/02/2020
- Etichetta:
- Iron Bonehead Prod.
Dai più profondi abissi portoghesi si apre un portale mefitico verso i gironi infernali più cupi e malsani, e da questo portale sono strisciati fuori con maligna decisione i Necrobode. Partiti come duo e autori di un demo (“Metal Negro Da Morte”) che un paio d’anni fa fece felici le anime più nere dell’ underground europeo, oggi sono un trio e debuttano sulla lunga distanza. I suoni e l’approccio non sono cambiati minimamente: nessuna concessione al mainstream, registrazione ‘in cantina’ con un suono, sempre presente, di rullante che grida vendetta a dio (ma, visto il genere, perfetto), chitarre in downtune e zanzarose, con distorsioni glaciali fatte, probabilmente, con due pedali da poche decine di euro e la voce carica di effetti che vomita nel microfono; ecco “Sob o Feitiço do Necrobode” a proseguire il culto del ‘necrocapro’. Già dall’opener “Tumba Universal” e la successiva “Santo Santuário do Ódio” è chiaro dove i blackster lusitani vogliano andare a parare: siamo nel terreno sconsacrato e cimiteriale di band come Beherit, Von e Sarcofago (con anche qualcosa che ricorda i Mortuary Drape), senza alcuna concessione a tutto ciò che è avvenuto da fine anni Novanta in poi, neanche nei passaggi synth. I pezzi (“Sangue De Virgem”) spesso terminano come se qualcuno al mixer avesse improvvisamente chiuso il livello di ingresso master. Ora: quando si sceglie questo approccio il confine tra kvlt e cacofonia anacronistica è spesso labile e – non lo neghiamo – ci vuole una certa dedizione al black metal (e alla sua componente più underground) per approcciarsi a questo disco, ma se siete avvezzi a certe sonorità sentirete anche tanta melodia nascosta dal sound volutamente gracchiante; proprio come i già citati Beherit, i Necrobode non nascondono pochezza con approccio underground, bensì scelgono l’attitude più marcia e cantinara per rivelare solo all’ascoltatore dedito alla nera fiamma la loro musica; qualcosa di simile a ciò che facevano le band della cerchia delle Légions Noires (anche se musicalmente siamo su uno stile piuttosto diverso). D’altronde dai ‘signori’ dell’underground della Iron Bonehead è difficile aspettarsi qualcosa di sbagliato e, ancora una volta, la label tedesca centra il bersaglio, proponendoci un ottimo disco di black/death che non ha nessuna intenzione di uscire dai circuiti più sotterranei e che ci riporta (con estremo piacere) alle rehearsal tape, ai demo in cassetta e alle fanzine ciclostilate. Il nostro consiglio è di ascoltare questa band e cedere all’incantesimo.
