7.5
- Band: NECROCCULTUS
- Durata: 00:32:38
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Terror From Hell Records
Quando si parla di metal estremo, il Messico sa spesso come distinguersi per attitudine e tracotanza. Sarà per l’irruenza del sangue latino, sarà per un contesto sociale che porta il carattere a temprarsi e a non piegarsi, sarà – ovviamente – per l’eco ancora udibile delle prime, pionieristiche opere di Cenotaph, Disgorge, Mortuary e The Chasm, sta di fatto che quanto registrato da quelle parti finisce puntualmente per presentare un taglio ardente e impetuoso.
Una chiamata alle armi nel nome della barbarie, della blasfemia e di tutti quei cliché riconducibili a un certo tipo di immaginario tradizionale, a cui i Necroccultus – dopo il debut album “Encircling the Mysterious Necrorevelation” del 2005 e una lunghissima sfilza di demo, EP e split (ricordiamo ancora con piacere “Solemnelohim, Bringer of Death” del 2013) – rispondono finalmente con un secondo disco in grado non solo di rimetterne in pista la carriera dopo un periodo di incertezza e scarsa continuità, ma di immortalarne il suono death metal in una veste ancora più convincente che in passato.
“The Afterdeath Blackness” non è sicuramente il parto di una band interessata a sviluppare una personalità distintiva e riconoscibile, questo è bene chiarirlo subito: al contrario, tutto al suo interno ha il sapore dell’omaggio e dell’aderenza ai canoni più oscuri e intransigenti del filone, quelli che partono dai classici di Incantation e Morbid Angel e finiscono dalle parti del ‘nuovo old-school’ di Cruciamentum e Dead Congregation, per una tracklist che, se fosse giudicata esclusivamente sulla base di questa caratteristica, rischierebbe di venire liquidata in quattro e quattr’otto, finendo poi nella categoria del ‘more of the same’.
Tuttavia, se siamo qui oggi a parlare del ritorno del gruppo di Iraputo in termini positivi è perché l’operazione, per quanto fortemente debitrice degli spunti presenti in un “Convocation of Crawling Chaos” o in un “Graves of the Archangels”, funziona, evidenziando come il quintetto ci abbia messo anima e corpo nella realizzazione di questi otto brani.
La forza del lavoro, in effetti, risiede proprio nell’entusiasmo che lo pervade e che, anziché quietarsi, si intensifica con il passare dei minuti; una cazzimma reale, tangibile, tradotta in un’esecuzione dal piglio furioso e ancorata a riff possenti, strutture scolpite nella pietra e a transizioni azzeccatissime, le quali vedono oscillare i Nostri fra assalti a testa bassa e digressioni più composite e atmosferiche.
Una proposta che, al netto della ritualità arcana di alcuni passaggi (vedasi l’intro “The Highest Sphere of the Dead”), si mantiene concreta, quadrata e sferragliante, senza insistere su quegli andamenti fumosi e criptici in voga fra molti esponenti del circuito, e sfoggiando un incedere accattivante – a suo modo orecchiabile – da cui trapelano tutta la cura e l’esperienza in materia di songwriting del progetto mesoamericano.
Si è insomma lontani dal reinventare la ruota, ma anche dall’offrire un qualcosa di ritrito o poco stimolante; al contrario, i Necroccultus badano al sodo potendo contare su idee e mezzi giusti, con episodi come “Slaughter of Bestiality”, “Transition to the Tortuous Reign”, “Unburied Hellish Presences” e la title-track che da subito, complice una produzione perfetta per il genere, spiccano nelle cuffie per intensità e prepotenza.
Un buon colpo da parte della nostrana Terror from Hell, quindi, oltre che una prova di forza insperata da parte di un nome dato ormai per disperso.
