NECRODEATH – The Age Of Dead Christ

Pubblicato il 13/03/2018 da
voto
7.5
  • Band: NECRODEATH
  • Durata: 00:32:51
  • Disponibile dal: 09/03/2018
  • Etichetta: Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

Trentatré come gli anni di Cristo morto, trentatré come gli anni di carriera dei Necrodeath. Un parallelo singolare, quasi blasfemo che trova tuttavia la sua vera completezza nel qui presente “The Age Of Dead Christ”, undicesima fatica della band ligure, simbolo illustre della musica estrema italiana dal lontano 1985. Un album che, giusto per fugare ogni dubbio, farà felice sia i fan della prima ora, inceneriti dalle sonorità in formato black/thrash sparate sulla folla dai primordiali “Into The Macabre” e “Fragments Of Insanity”, sia coloro che, nonostante le numerose critiche ricevuto all’epoca, accolsero con benevolenza un lavoro originale come “Draculea”. Un album ‘storico’, una sorta di greatest-hits delle potenzialità espresse in questi tre decenni maturati dal gruppo genovese. Un full-length che porta infatti con sé una buona dose di old school, garantita da vecchi riff pestilenziali e fulminei che si alternano in maniera sublime ad episodi più cadenzati e mefistofelici dal sapore più moderno, andando così a creare un sali-scendi ritmico di assoluto livello. Un richiamo al passato che viene ulteriormente impreziosito da altre due chicche, una di carattere puramente grafico, l’altra dal punto di vista strettamente musicale. Se infatti il logo presente in copertina è quello dei primissimi Necrodeath, con tanto di pentacolo e croce rovesciata, il sesto brano della tracklist, “The Return Of The Undead”, celebra un altrettanto putrida riproposizione del classico “The Undead” (contenuto nello stesso “Into The Macabre”) in cui va segnalata la collaborazione vocale di ‘Sua Grettezza’ AC Wild, leader e singer dei Bulldozer, altra band storica tricolore. Una ‘mossa revival’ per rispolverare i fasti vincenti degli anni che furono? Può anche essere: a conti fatti i Necrodeath hanno espulso dai propri reattori un platter degno di tale nome, confermandosi a pieni voti una delle realtà più significative del panorama estremo italiano. Prima di entrare nei meandri oscuri e ferali di “The Age Of Dead Christ” segnaliamo l’ottima prestazione dell’intera band: dalla tecnica tempestosa di Peso dietro le pelli, al sopraffino lavoro di Pier Gonnella alla sei corde, dalla professionalità di GL al basso sino all’ugola luciferina di Flegias, autore di una prova davvero superba. Ma veniamo a noi. Pronti via e veniamo letteralmente invasi da una scarica di malvagità firmata “The Whore Of Salem”. Un pezzo maligno, il cui andamento quasi cantilenoso viene prontamente spezzato dalla furia del refrain: una formula che nella seconda parte del brano prende una piega più roboante, caratterizzata da una ripartenza in pieno Motörhead-style, quindi sottolineata da un stacco più ‘slayeriano’, salvo poi riprendere l’incedere iniziale. Che botta, ma non è tutto. E’ infatti un’autentica scheggia impazzita quella lanciata da “The Master Of Mayhem”, in cui la chitarra di Pier Gonella si trasforma in una sorta di mosca fulminata che ronza riff letali dall’inizio alla fine, rimandando l’orecchio a quella “Necrophobic” prodotta a suo tempo da Kerry King e compagnia bella. La tensione viene allentata con la successiva “The Order Of Baphomet” in cui la matrice graffiante in formato thrash s’intercala a passaggi più tribali, dando così un’aurea quasi sulfurea a tutto la composizione. “The Kings Of Rome” ci riporta alle sfuriate d’inizio album anche se, con il prosieguo della canzone, sia il songwriting sia la parte prettamente strumentale peccano d’incisività portando il tutto su una linea leggermente sconclusionatata ed eleggendo così il ‘re di Roma’ come il pezzo ‘meno’ dell’intero full-length. Un passaggio a vuoto che rimarrà anche l’unico. Con “The Triumph Of Pain” – il cui singolo è già disponibile da diversi giorni – i toni prendono una piega ancora più pesante, regalandoci un episodio profondo e glaciale anche grazie al freddo scream dello stesso Flegias. Un timbro strozzato, quello del frontman piemontese, che trova nell’ugola scartavetrante del collega Ac Wild il binomio perfetto per ‘rivitalizzare’, soprattutto per l’ottimizzazione dei suoni, il ritorno dei morti viventi come già accennato qualche riga fa. E se “The Crypt Of Nyarlathtep” trasuda 100% thrash lungo tutti i quattro minuti previsti, con ancora un Pier Gonnella sugli scudi, “The Revenge Of The Witches” va a ricalcare quanto sinora offerto dal quartetto ligure, senza tuttavia gettare ulteriore benzina al rogo incendiario appiccato in precedenza. Il cerchio malefico viene magistralmente chiuso dalla velenosa titletrack che, analogamente al serpente presente sulla cover dell’album, si inerpica minacciosa su legno della croce alla quale è inchiodato il Nazareno. Tenebrosi, marci, furiosi, funesti: i Necrodeath sono tornati alla carica confermando, se ancora ce ne fosse bisogno, il proprio moniker come uno dei più importanti esempi di musica estrema in Italia, e non solo. Onore ai Necrodeath… e buon compleanno.

TRACKLIST

  1. The Whore Of Salem
  2. The Master Of Mayhem
  3. The Order Of Baphomet
  4. The Kings Of Rome
  5. The Triumph Of Pain
  6. The Return Of The Undead
  7. The Crypt Of Nyarlathotep
  8. The Revenge Of The Witches
  9. The Age Of Dead Christ
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