NECROMORBID – Ceremonial Demonslaught

Pubblicato il 14/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: NECROMORBID
  • Durata: 00:37:16
  • Disponibile dal: 17/04/2026
  • Etichetta:
  • Godz ov War

Con “Ceremonial Demonslaught”, i Necromorbid tagliano il traguardo del terzo full-length e lo fanno con un piglio che tradisce una consapevolezza nuova, quasi sfrontata nella sua lucidità. Se è vero che il terzo disco è spesso quello della maturità, nel loro caso non si tratta tanto di una sterilizzazione dell’istinto, quanto di una sua canalizzazione più sottile e velenosa. L’immaginario resta quello di sempre – terrorismo in chiave satanica, iconoclastia senza filtri – ma il modo in cui viene tradotto in musica appare più ragionato, più insinuante, un filo meno legato al puro impatto frontale.

Bastano pochi ascolti per accorgersi che qualcosa si è mosso: i Necromorbid allungano le strutture, si prendono il tempo necessario per far sedimentare le idee, inserendo alcuni dei brani più estesi del loro repertorio, senza però rinunciare a un paio di fendenti più diretti e brutali. È proprio questo gioco di contrasti a rendere il disco vivo: da una parte la furia cieca, dall’altra una regia più attenta, che orchestra il caos invece di subirlo. In un sottogenere dove la saturazione è ormai la norma e il richiamo al cosiddetto war metal rischia di diventare manierismo, “Ceremonial Demonslaught” trova insomma la propria identità nei dettagli. Non tanto nella superficie – che resta volutamente abrasiva – quanto nel sottobosco di variazioni che anima ogni traccia. I cambi di tempo sono continui, ma mai esibiti; il riffing si increspa, si deforma, si contorce senza mai perdere coesione. È qui che si percepisce la crescita: nella capacità di far convivere tensione e fluidità, disordine e controllo, cosa che fa intendere anche una grande padronanza strumentale.

Le coordinate stilistiche restano riconoscibili e, come per tante altre band del filone, i riferimenti a nomi come Black Witchery, Demoncy, Adorior o Archgoat emergono in filigrana, ma i Necromorbid evitano la trappola dell’imitazione pedissequa. Il trio lavora per sottrazione e innesto, lasciando che elementi black, death, thrash e perfino punk si fondano in un organismo unico, senza strappi evidenti. Il risultato è una scrittura che scorre con una naturalezza quasi beffarda, tanto più efficace quanto meno appariscente.

I brani più lunghi sono il vero banco di prova, e non deludono: “Perverted Abhorrence Domain” e “Inverse Cruxifixiation” si attestano sui sei minuti senza dare mai l’impressione di dilungarsi; al contrario, costruiscono un senso di progressione costante, fatto di accumuli e deviazioni che invitano a tornare sui propri passi. Anche “Blasphemous Incantation from Beyond”, poco più compatta, si muove su territori simili, confermando una vena compositiva ambiziosa e sfaccettata. Non tutto, va detto, si mantiene su questi livelli: qualche passaggio più telefonato tende a scivolare via con meno mordente. Ma è un difetto relativo, quasi fisiologico in un disco che punta così tanto sulla varietà interna. Nel complesso, la visione regge, eccome, e anzi guadagna punti proprio grazie a questa tensione tra immediatezza e profondità.

A chiudere il cerchio, c’è una produzione che colpisce nel segno: il mastering di Arthur Rizk (Power Trip, Tomb Mold, Integrity) dona corpo e definizione, mantenendo intatta quella sensazione di minaccia latente che attraversa tutto il lavoro, contribuendo a presentarlo come un capitolo che non si limita a colpire, ma che resta. Un passo avanti netto, costruito senza proclami ma con una lucidità che, nel contesto, suona quasi sovversiva.

TRACKLIST

  1. Ceremonial Initiation
  2. Perverted Abhorrence Domain
  3. Manic Savagery
  4. Evil Angelic Might
  5. Into Atrocious Vortex
  6. Blasphemous Incantation from Beyond
  7. Forbidden Ghastly Curse
  8. Inverse Cruxifixiation
  9. Final Demonslaught
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