7.0
- Band: NECROPOLISSEBEHT
- Durata: 00:41:44
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Amor Fati Productions
Dinamico ed in perenne movimento, il mondo dell’underground non cessa mai di partorire, anzi vomitare in questo caso, nuove immonde realtà che cercano di spostare sempre più in alto l’asticella della violenza e dell’orrore in campo musicale.
I primi rigurgiti dei Necropolissebeht risalgono ad una demo di qualche anno fa, a cui ha fatto seguito un silenzio cosmico, interrotto oggi dal loro primo disco di debutto, “Taurunovem – Th’Astraktyan Serfdome”.
L’incomprensibilità del monicker e del nome del lavoro non è certo casuale, e si manifesta apertamente anche nelle nove tracce presenti in scaletta: un concentrato spietato di death metal caotico che si avviluppa e contorce secondo spire soffocanti di antico retaggio black metal.
Caos, black e death metal equivalgono anche stavolta all’ormai collaudata formula del war metal, che assume però stavolta una connotazione letterale del termine: alle chitarre infatti troviamo niente meno che Ryan Förster, uno che tra Conqueror, Blasphemy e più recentemente Death Whorship, ha letteralmente plasmato il genere in questione, e che si ‘diverte’ oggi, ad interpretarne i frangenti più moderni con questi Necropolissebeht.
Fatta propria l’indimenticabile lezione dei padri fondatori, il combo tedesco infatti si rende ancora più inascoltabile alle masse, comprimendo le chitarre in un muro quasi indistinguibile di riff primitivi e basilari, accompagnati da una batteria massacrante in perenne blast-beat e suoni a dir poco triviali. L’obiettivo dichiarato, in questo caso, è quello di violentare le orecchie dell’ascoltatore secondo un attacco costante che punta a destabilizzare e ferire, piuttosto che compiacere chi si appresta all’ascolto di questo monolite di aggressione e cattiveria.
Il terzetto iniziale, composto in successione da “Thorntrail To Goregotha”, “Necropolisabbath” e “Ritual Genocide”, mette in atto uno scenario a dir poco osceno, dove chitarre, batteria e voce concorrono alla missione finale di dar vita ad un panorama desolante, abbrutito, incentrato sulla sola potenza ritmica della band senza lasciare spazio a momenti di rilascio o partiture anche solo minimamente melodiche.
Qualche sprazzo di umana comprensione viene concesso forse con “THE AQUAMARINÆBYSS”, ma già dalla successiva “Chamber Of Chains”, fino alla conclusiva “Welterer Of Gethsemania” si assiste ad una dimostrazione di potenza assoluta, dove la malvagità del suonato si mischia a delle linee vocali convulse e complicate, figlie dei Blasphemy più psicotici ed elemento necessario alla trasmissione di un sentimento di pura follia che pervade nefasto il disco nella sua interezza.
Quello che rimane, dopo il primo (così come l’ennesimo) ascolto, è un sentimento di negatività prevaricante, che non lascia spazio a sensazioni terrestri quanto ad una terrificante discesa negli anfratti più bui dell’immaginazione umana.
“Taurunovem – Th’Astraktyan Serfdome” si pone in definitiva come un ostico esempio di malvagità in musica, figlio degli istinti più turpi e portatore di una musicalità deviata e conturbante, impossibile da domare ma ugualmente difficile da apprezzare oltre la sua integerrima corazza di becera bestialità.
Oltre l’imperioso muro di suono eretto dai Necropolissebeht risulta difficile infatti trovare appigli che rendano questo disco un ascolto longevo alla severa prova del tempo, configurandosi come una botta di energia a rapido consumo, ma poco incline ad un assimilazione continua e duratura.
