NEGACY – Escape From Paradise

Pubblicato il 13/11/2018 da
voto
7.0
  • Band: NEGACY
  • Durata: 00:56:40
  • Disponibile dal: 28/09/2018
  • Etichetta: Massacre Records
  • Distributore: Audioglobe

La formazione sarda che porta il nome dei Negacy torna quest’anno con il terzo full-length in studio, dopo un trasferimento in quel di Londra che ha costretto in un certo senso la band a rinnovare le proprie fila con ben due nuovi membri, rispettivamente il vocalist portoghese Leonel Silva e il bassista inglese Adrian Serrano, ma soprattutto con un nuovo e più che rispettabile contratto con la sempre attiva etichetta teutonica Massacre Records.
Le premesse appaiono quindi piuttosto positive nel momento in cui ci si dedica all’ascolto di questo “Escape From Paradise”, il cui evocativo inizio si avvale della presenza di un intro che abbiamo trovato veramente azzeccato e suggestivo, degno quasi di essere utilizzato come colonna sonora di un film o un videogioco caratterizzati da un certo tipo di ambientazione. Chi conosce la proposta della band originaria di Sassari saprà sicuramente che si tratta di una sorta di heavy/power metal dalle tinte piuttosto oscure, fortemente ispirato da realtà come Communic, Control Denied, Nevermore e quant’altro; una formula piuttosto popolare in quest’ultimo periodo, anche grazie al crescente successo di una band magistrale come i Witherfall, il che potrebbe rappresentare un discreto indizio su quello che potrebbe essere il metal del futuro. Tenendo conto di ciò, i Negacy devono assolutamente spingere sull’acceleratore per poter sperare in un degno proseguimento della propria carriera, e da una parte potremmo dire che la via giusta sia stata imboccata: il songwriting dell’album in questione appare infatti curato in maniera più che adeguata, con chitarroni scurissimi abbinati a delle melodie più enfatizzate del solito e, inoltre, un senso di continuità percepibile anche nei momenti in cui la tracklist modula, passando da un estratto più cadenzato ad un altro decisamente più violento ed aggressivo; un esempio perfetto di ciò possono essere le iniziali “Born Betrayed” e “Dog Among The Wolves”, o anche la titletrack stessa insieme alla successiva “Under The Sycamore”. In generale bisogna ammettere che l’adrenalina durante l’ascolto non manca, così come un utilizzo più che sfizioso della tecnica strumentale: in particolar modo gli assoli di chitarra appaiono davvero ben eseguiti e valorizzati, così come il lavoro dietro alle pelli di un certo Raphael Saini (Cripple Bastards), giunto per sostituire il temporaneamente impossibilitato Claudio Sechi.
Purtroppo però, per quanto le idee ci siano e la qualità sia pressoché indiscutibile, non mancano comunque un paio di magagne che impediscono in parte al disco di spiccare il volo: a livello di produzione in alcuni momenti avremmo preferito un maggiore focus sulle chitarre, anziché sulla voce graffiante del sopracitato nuovo ingresso Leonel Silva, il quale fornisce un’ottima prova, anche se a volte non del tutto in linea con quelle che sarebbero le atmosfere evocate. Oltre a ciò, la tracklist presa nella sua interezza tende, dopo numerosi ascolti, a risultare leggermente stagnante nella sua struttura, con un paio di pezzi decisamente meno incisivi e riconoscibili che si sarebbero potuti escludere dal prodotto finito, la cui durata si attesta comunque su livelli considerevoli; questo viene tuttavia in parte smorzato grazie alla scelta di prediligere brani tutto sommato abbastanza brevi, rispetto a quello che spesso si può trovare all’interno del filone d’appartenenza, fatta ovviamente eccezione per i sette minuti della conclusiva “Last Will” e della precedente “Black Messiah”, il cui inizio a base di violino introduce quello che è forse l’estratto più violento del pacchetto, nonché uno dei più riusciti, grazie anche al suo incedere battagliero e alle ritmiche da collo rotto.
Parliamo chiaramente di un album piuttosto lontano dalla perfezione, ma che è stato comunque in grado di esaltarci e, a suo modo, sorprenderci; le soluzioni compositive in particolar modo hanno stuzzicato la nostra fantasia e ci hanno permesso di sentirci parte integrante di quella sorta di paradiso in fiamme rappresentato nella copertina. Questo, unito al fatto che si tratta di una band di origine italiana, ci basta per promuovere il prodotto senza ripensamenti, consigliandone ovviamente l’ascolto a ogni potenziale estimatore.

TRACKLIST

  1. Ex Cinere
  2. Born Betrayed
  3. Dog Among The Wolves
  4. Land Of Oblivion
  5. Escape From Paradise
  6. Under The Sycamore
  7. Lies Of Empathy
  8. Scattered Life
  9. Slave To The Faith
  10. Black Messiah
  11. Last Will
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