7.5
- Band: NEL BUIO
- Durata: 00:32:00
- Disponibile dal: 05/12/2025
- Etichetta:
- Avantgarde Music
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Il buio non è tutto uguale: c’è il buio familiare delle nostre case immerse nella quiete notturna, quello densissimo che cola sui boschi dal cielo senza luna, quello antico e inquieto della campagna. E poi c’è quello raccontato dai Nel Buio: un’oscurità metropolitana, screziata di lampioni e neon, impregnata dell’odore dell’asfalto bagnato. Un buio che non è mai totale, se non in qualche angolo nascosto da cui qualcuno – o qualcosa – sembra spiarci mentre il marciapiede scorre veloce sotto i nostri passi. Un buio in cui si è soli in mezzo a un mare di altre solitudini, tutte uguali eppure tutte diverse.
I Nel Buio hanno iniziato a delineare queste vedute da Gotham City l’anno scorso, nel loro notevole EP d’esordio, mescolando in parti quasi uguali black, death e darkwave. Giunti alla prima prova sulla lunga distanza, di quell’EP hanno scelto di riprendere il titolo (semplicemente “Nel Buio”) ma non gli stilemi, provando a ricostruire le medesime atmosfere con un linguaggio più complesso e stratificato.
Ne è uscito un lavoro più orientato verso il black e il blackened death, fortemente contaminato da EBM e retro-synthwave; ma soprattutto caratterizzato da una scrittura più ambiziosa, che conferma quanto sia duttile la proposta della band milanese. Il risultato è indubbiamente originale, graziato dall’impeccabile bilanciamento di generi già apprezzato nell’EP e da una nuova, più sicura audacia sperimentale.
“Nel Buio” si presenta come un’opera in due atti, di quattro brani e circa quindici minuti ciascuna. La durata complessiva dell’album supera di circa un terzo quella dell’EP, ma più che l’estensione è la struttura a fare la differenza: la narrazione è più articolata, la varietà interna maggiore, l’architettura più ricca. Insomma, un full-length abbastanza breve, ma decisamente intenso.
La prima parte dell’album mantiene su ritmi sostenuti unendo organicamente la violenza black ai pattern quasi ballabili scanditi dai synth, che si impongono fin dalle prime tracce come uno dei veri punti di forza di questo lavoro. Protagonisti già dalle prime note di “Nel Buio”, gli elementi EBM e darkwave sono infatti tutt’altro che co-primari: in “Splendeva di Vita” trasformano un solido black in una traccia catchy e intrigante; mentre in “Col Cuore Puro”, impegnati in un dialogo complice con la batteria, risultano decisivi nel conferire al pezzo quella cangianza imprevedibile che ne fa uno dei punti più alti del platter.
Quanto alla già menzionata componente black, si passa da episodi più canonici (per lo più reminiscenti dei Mayhem e in generale della lezione norvegese) a interessanti riprese della gloriosa stagione dei Behemoth degli anni Dieci, come ad esempio su “Sguardo Innocente”.
Il songwriting è meticoloso, gli arrangiamenti ricchi e attenti al dettaglio, la densità di idee quasi sempre contenuta in una forma-canzone scorrevole. Non esistono riempitivi: anche la strumentale “Oramai…”, che introduce la seconda parte dell’ascolto, è tutt’altro che un intermezzo. Scritta ed eseguita dal musicista finlandese Ville Pallonen, la traccia è quasi un breve saggio di retrowave di altissimo livello, in cui Claudio Simonetti convive con Carpenter Brut.
Nel secondo atto, il climax è costruito più sull’intensità emotiva che sulla pressione sonora: tornano le sferzate blackened death, certo, ma in questa sezione dell’album si innestano elementi post-metal e perfino post-hardcore, coronati da un sorprendente piglio teatrale.
A farsi portatore della componente drammatica è soprattutto il frontman Clod The Ripper, che si destreggia tra toni da crooner (“Il Buio l’Avvolge”), urla dilanianti e una stralunata performance quasi attoriale sulla peculiare “Non v’è più Lacrima”: proprio questo brano porta al culmine la tensione emozionale dell’album, che si chiude – come ogni tragedia che si rispetti – con un senso di irrisolutezza, smarrimento e doloroso senso di vuoto.
“Nel Buio” è un album che potrebbe non fare breccia al primo ascolto e che, in qualche caso, potrebbe non fare breccia per niente. Del resto, qualcosa di opinabile c’è: la performance vocale, ad esempio, lascia con l’impressione che la verve aiuti a compensare un andamento altrimenti un po’ monocorde.
Ma soprattutto c’è il nodo della produzione, che pur con le migliori intenzioni non rende del tutto giustizia ad un lavoro che avrebbe meritato un sound opulento e drammatico; gelido sì, ma meno spigoloso e con un bilanciamento un po’ più armonico tra i vari strumenti.
La sostanza, comunque, c’è, e questo album lo conferma. I Nel Buio, nati già adulti con il loro EP, hanno il potenziale per ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’underground italiano, grazie ad una proposta personale, ben definita e che lascia loro ancora ampissimo spazio di manovra. Il verdetto spetta ad un eventuale “Nel Buio II”.
