NEPTUNIAN MAXIMALISM – Solar Drone Ceremony

Pubblicato il 02/05/2021 da
voto
8.0
  • Band: NEPTUNIAN MAXIMALISM
  • Durata: 00:52:38
  • Disponibile dal: 23/04/2021
  • Etichetta:
  • I Voidhanger Records

Spotify non ancora disponibile

Apple Music:

Nel giro di un annetto scarso i Neptunian Maximalism sono finiti sulla bocca di un’ampia fetta di cultori di sonorità avanguardistiche. Merito di un’opera corpulenta, per durata e contenuti, come “Éons”, triplo album nel quale questa orchestra drone/psichedelica si allargava senza misure né incertezze negli ambiti del jazz, del metal, della musica orientale, del prog, ridefinendone alcuni contorni, dilatandone altri, dispiegando un arsenale di strumenti poderosissimo. Un discorso che prendeva vie diverse in ognuna delle tre parti di cui “Éons” era composto, lambendo sonorità assai dure in alcuni momenti, proiettandosi nell’indefinitezza in molte altre occasioni. È già ora di tornare a parlare di questa produttiva realtà belga, che con “Solar Drone Ceremony” dà alle stampe un altro album intero. In questo caso una singola maxi-composizione di oltre cinquanta minuti, registrata live in uno dei templi della musica dal vivo belga, il Magasin 4 di Bruxelles. Si parla di marzo del 2020, ultimi barlumi di vita concertistica vera prima del grande buio. Uno spettacolo del genere – disponibile anche in edizione LP+DVD – serve a farci innanzitutto ricordare quale tipo di atmosfera si possa ricreare su di un palco, tendendo a un ecosistema di suggestioni complesse, visionarie, fumose e ritualistiche.
“Solar Drone Ceremony” riprende temi sonori presentati nella titletrack del primo EP del collettivo, “The Conference Of The Stars”. Suoni che vengono distorti e allargati fino a diventare qualcosa di gigantesco, incombente, un mantra drone/doom da incubo, che va allargandosi, crescendo, ramificandosi con lo scorrere dei minuti. Nel sommesso e minimale avvio, si va toccare la dimensione più rarefatta del terzo capitolo di “Éons”, “To The Sun (Ânkh Maât Sia)”, per un minutaggio forse un po’ ridondante, ma utile a mettersi comodi per quanto arriverà poco più avanti. Passata questa specie di riscaldamento, la variopinta ricchezza strumentale si dispiega con sempre maggiore potenza e ardimento negli arrangiamenti. Se la struttura principale rimane incardinata a una marcia mantrica, di proporzioni via via sempre più elefantiache e di peso ritmico progressivamente terremotante, è negli strati di suono che prima si cela, quindi rivela compiutamente, il talento visionario di Guillaume Cazalet e della sua ‘Arkestra’ (una storpiatura di Orchestra, evidentemente, con la quale il buon masterminf preferisce definire l’insieme di musicisti coinvolti).
Rispetto a “Éons”, ci pare un po’ più facile seguire l’andamento della composizione, grazie all’oscillare del sax e di orientaleggianti synth e di una voce salmodiante di gran carattere, ben più presente nel caratterizzare il discorso di quanto non facesse nelle sporadiche apparizioni sull’album precedente. La musica si ingrossa e si amplifica nella portata suggestionante, prevedendo alcuni momenti di improvvisazione e devianza, stridori e caos, presto ricondotti a un filone centrale chiaro e che si fa particolarmente pressante andando verso la conclusione. Quel feeling cerimoniale dichiarato nel titolo si riversa totalmente in quanto suonato, con la decina di minuti conclusiva sabbatica, luciferina, una serie di colpi tremendi assestati a una psiche già messa a dura prova da quanto sentito fin lì. Uno scuotersi di tribalismi antichi storpiati verso una distopia di orrori, filtrata da un delirio psichedelico che può ricordare tanto le migliori release prog psichedeliche degli anni ’70, quanto, restando su pubblicazioni recenti, il catalogo più duro di un’etichetta come la Svart Records. Un’opera quindi più coesa e coriacea del lussureggiante, a tratti prolisso “Éons”, al quale dà ulteriore forza la dimensione live; ottima in questo senso la registrazione, che non fa perdere un pizzico di crudezza ma non va ad assottigliare la portata espressiva dei singoli strumenti. Lavoro in definitiva notevole, definito nella presentazione ‘dark psychedelic ritual for the modern times’: non possiamo che concordare!

TRACKLIST

  1. Solar Drone Ceremony
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.