NERO DI MARTE – Immoto

Pubblicato il 14/01/2020 da
voto
8.5
  • Band: NERO DI MARTE
  • Durata: 01:07:10
  • Disponibile dal: 24/01/2020
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Lontana da viltà, piaggerie, facili e furbe aderenze a dettami consolidati nel tempo, fuori dai generi e coraggiosamente personale, la musica dei Nero Di Marte raggiunge nuovi, inaspettati, traguardi espressivi con “Immoto”. Oltre cinque anni di attesa, dallo splendido “Derivae”, non sono trascorsi invano. Dopo gli ottimi riscontri ricevuti con quell’album, salvo alcune apparizioni live, ci eravamo un po’ dimenticati di questo quartetto, uno dei più talentuosi esempi di extreme metal intelligente emersi dal nostro paese negli anni ’10. Li ritroviamo sotto sembianze che, lo diciamo con franchezza, sfidano a trovare dei riferimenti, a dare delle benché minime definizioni orientative per chi voglia affrontare queste sette tracce. Il death metal di scuola Gorguts e Ulcerate, che aveva fatto drizzare le antenne ai tempi del fulminante esordio omonimo, vi è solo in alcuni segmenti, suonati peraltro splendidamente, orchestrati con un senso di grandeur e una potenza distruttiva da prim’attori del settore. Per godere di questo aspetto dei Nero Di Marte, basta sintonizzarsi sulla seconda parte dell’opener “Sisyphos”, una tirata micidiale che è l’aggancio più forte col materiale di “Nero Di Marte” e “Derivae”.
Il cuore espressivo, in verità, sta altrove. Per sommi capi: provate a immaginare le correnti più soavi e subdole del post-metal, lo sludge allungato e smussato verso il prog, pennellate tale multiforme composto di cromature nere, inondatelo di arpeggi e lievi feedback, accarezzatelo di voci flebili, oppure strozzate, sofferte, rauche ma con sentimento. A questo punto, sobillate e filtrate il suadente flusso sonoro creatosi attraverso un elenco di schemi percussivi a loro volta di straordinaria incisività, in prevalenza settati su tocchi nient’affatto distruttivi, sovente minimali; ogni singola battuta entra nell’anima, come raramente accade quando ci si sofferma all’operato di un batterista. Proprio dietro il drumkit si è avuto l’unico cambiamento in line-up, con l’uscita di un gran musicista come Marco Bolognini, elemento fortemente caratterizzante del suono-Nero Di Marte. Il nuovo entrato, Giulio Galati (Hideous Divinity), non lo fa rimpiangere e dà un’impronta decisiva nel modellare l’anima di “Immoto”, mantenendo il gusto per la poliritmia raffinata e variando intensità e abbondanza dei colpi in accordo a quanta urgenza, oppure distensione, il pezzo richieda. Una distensione che sa di amaro abbandono, riflessione dal tono onirico e nient’affatto pacifico. La dissonanza, nel mondo plumbeo e flebilmente illuminato di luce grigiastra dei Nero Di Marte, diventa un qualcosa di tenue e indefinibile, una leva per evocare tensione e attesa, come ci si stesse addentrando negli ambienti di un film drammatico, dove poche cose sono chiare e i non detti, i misteri, gravano su di noi senza volersi manifestare apertamente.
I lamenti e gli spazi vasti, appunto ‘immoti’, ricreati in una “La Casa Del Diavolo”, o nel notturno propagarsi di malinconia di “Irradia”, rimandano (vagamente) a talune doglianze degli ultimi Cult Of Luna, ma sono aderenze minime, perché i Nero Di Marte si muovono in mondi sonori più cupi e indistinti. Le chitarre, quando utilizzate con una distorsione aggressiva e roboante, si radicano in un contesto di metal neurosiano virato al prog, perseguendo più che intenti distruttivi scopi di narrazione, aumentando di veemenza in ragione di quanto si irrequieta la voce di Sean Worrell. Cresciuto tantissimo come cantante, sia in pulito che nei ruggiti disperati elargiti con vibrante veemenza e un sentimento ancor oggi raro, pur se ormai tanti gruppi estremi sanno irretire con vocalizzi a forte impatto emozionale.
Ancor meglio che quando si rifanno a un’estetica extreme metal torbida e imponente, i Nero Di Marte ricamano numeri da fuoriclasse nel portarsi alla quiete, abbassando i volumi e dissipando gli ardori. La musica si assottiglia e si espande allora fra feedback, note lunghe e cristalline, rumori avvolgenti, nenie vocali, arpeggi dal sapore dark, contesto nel quale si dispiega un racconto in parole e note che potrebbe essere quello di un crooner abituato ad accompagnarsi con la sola chitarra acustica, trasportato fra le crudezze del metal moderno. Chi conosce le qualità della band bolognese avrà lo stesso da impegnarsi per capire e godere appieno di questa nuova identità sonora: ma, come avrete a questo punto capito, ne varrà la pena. Per coloro che poco sanno di quanto abbiano combinato in passato, l’invito è quello di partire dalla canzone più sintetica e comunque rappresentativa del modus operandi di “Immoto”, ovvero “La Fuga”: meno di cinque minuti per carpire la grandezza dei Nero Di Marte e partire quindi alla scoperta di tutto il resto. Un’impressionante meraviglia.

TRACKLIST

  1. Sisyphos
  2. L'Arca
  3. Immoto
  4. Semicerchi
  5. La Casa del Diavolo
  6. Irradia
  7. La Fuga
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