7.5
- Band: NERO KANE
- Durata: 00:47:46
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Subsound Records
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Ci sono realtà discografiche che non guardano troppo ai trend e continuano nel loro cammino fatto di coraggio e ricerca. La nostra Subsound Records è da sempre un etichetta che ha nel suo DNA i geni dell’eterogeneità stilistica, abbracciando generi che vanno dall’elettronica al folk, passando per l’industrial noise fino a derive più vicine al metal.
Questo “For The Love, The Death And The Poetry” rappresenta il secondo capitolo dei Nero Kane sotto l’egidia dell’etichetta romana, nel nome di un dark folk pesantemente influenzato dagli Swans più intimisti e cantautoriali e dalla scuola italiana dei primi anni Novanta.
Quella di Marco Mezzadri, compositore e fondatore del progetto, è una musica minimale ma solo all’apparenza, che posa le sue fondamenta su pochi ma efficaci accordi di chitarra sapientemente arrangiati, e impreziositi da un lavoro di tastiere ed effetti che creano una spazialità notevole e sospesa.
Molti dei dettagli sonori risultano quasi subliminali, ma svolgono un lavoro importante nell’economia dei brani: si prenda ad esempio “Unto Thee Oh Lord,” in cui attorno a voce e chitarre sparse, il vero protagonista è l’utilizzo di effetti d’ambiente che fanno da collante per quello che rischierebbe altrimenti di essere un qualcosa di fin troppo minimale.
La chitarra sparisce addirittura del tutto in “Land Of Nothing”, cantanta da Samantha Stella su un tappeto di organo: una sorta di preghiera stilisticamente vicina a Dead Can Dance, Arcana e la Jarboe più eterea.
“As An Angel’s Voice” e “My Pain Will Come Back To You” pur non raggiungendone i picchi carismatici, ricalcano le traiettorie decadenti del Michael Gira solista, in una sorta di blues acustico e spettrale, ma è con “Mountain Of Sin” che Nero Kane apre gli orizzonti ad un brano stupendo e toccante, figlio del neofolk di dei Current 93 del periodo con Michael Cashmore.
La solenne “Receive My Tears” e specialmente “The World Heedless Of Our Pain” sono figlie di quella tradizione italiana le cui linee vennero tracciate da Camerata Mediolanense e Ordo Equitum Solis e mescolando, in quest’ultima, una cantilena ripetitiva alle linee vocali di Samantha che riesumano armonie medievaleggianti in un connubio decisamente affascinante e riuscito.
Il compito di chiudere il disco è dato ad una “Until The Light Of Heaven Comes” che contrappone il tema lirico del paradiso con un’atmosfera che poco ha di rassicurante, con armonie di voce e chitarra sbilenche che creano un sospeso disturbante e dissonante.
La produzione stessa, ad opera di Matt Bordin, confeziona il tutto in modo perfetto donando un suono profondo, tridimensionale e organico, cosa vitale per un lavoro come questo, capace di dimostrare una faccia della scena dark folk italiana assolutamente meritevole di attenzione.
Insieme a Lili Refrain, Nero Kane rappresenta, ad oggi, uno degli esempi italiani migliori di cantautorato trasversale e contaminato dalla scuola più avanguardistica.
