NEVERMORE – Nevermore

Pubblicato il 02/06/1995 da
voto
7.0
  • Band: NEVERMORE
  • Durata: 00:42:55
  • Disponibile dal: 01/01/1995
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Self

C’erano un volta i Sanctuary, gruppo heavy/power che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 diede alle stampe un paio di album che, nel loro genere, sono riconosciuti come due piccoli gioiellini. Varie vicissitudini portarono allo scioglimento dei Sanctuary, ma lo zoccolo duro della band, ovvero il cantate Warrel Dane e il bassista Jim Sheppard, decise di dare vita a un nuovo gruppo. Arruolato quindi un promettente chitarrista di nome Jeff Loomis, che era stato scartato dai Megadeth proprio per la sua giovanissima età, e l’ottimo batterista Van Williams, presero vita i Nevermore. Il quartetto di Seattle tra il 1992 e il 1995 incise due demo che nel 1995 la Century Media decise di pubblicare in un unico full-length omonimo. Fondamentalmente l’unica traccia realmente inedita è proprio la opening track, “What Tomorrow Knows” che probabilmente è poi la canzone più riuscita del platter, con il suo incedere mastodontico, quel riff portante di chiaro stampo power thrash e queste liriche sofferenti che ben presto diverrano un vero e proprio trademark per il gruppo. “Nevermore” è un album che, dal punto di vista stilistico, fa affiorare un sound che pianta le proprie radici nell’heavy metal classico (si sentono ancora molto gli echi dei Sanctuary) ma dove si percepisce già l’intenzione di fare qualcosa di ben più distintivo e personale, andando a schiacciare il piede sull’acceleratore – quando necessario – in un compendio sonoro influenzato da alcune band che in quei tempi godevano di buona salute, e parliamo di realtà come Forbidden e Iced Earth, strizzando però l’occhio a realtà più estreme e progressive. Innegabile che in questo un ruolo fondamentale lo giochi il chitarrista Jeff Loomis, che esordisce sciorinando una serie di riff ora rocciosi e potentissimi, ora estremamente veloci, vorticosi ed intricati, che si rifanno per certi aspetti ad un concetto più progressive di metal. Inoltre si intravedono già queste soluzioni giocate su ritmiche sbilenche e controtempate che in futuro diventeranno sempre più presenti: basti sentire “Sea Of Possibilities” per capire di cosa stiamo parlando (presente l’album di debutto dei Meshuggah?). Nel complesso “Nevermore” è un album leggermente imperfetto, per vari motivi: in primo luogo occorre ricordare che è fondamentalmente una raccolta di quello che la band ha scritto nell’arco di tre anni, in secondo luogo, manca quell’omogenea intensità espressiva che successivamente avrà (quasi) sempre contraddistinto tutti i lavori del quartetto di Seattle. Detto ciò, al suo interno troviamo alcuni brani davvero notevoli come la già citata traccia d’apertura, o la appena successiva “C.B.F”, che è una sorta di manifesto di quello che sarà poi il sound dei Nevermore, fatto di riff potentissimi e liriche teatrali, giochi di doppie voci e assoli frenetici. “Garden Of Grey” è un altro brano che spesso farà capolino nelle setlist dei Nevermore, ed ha fondamentalmente gli stessi punti di forza di “What Tomorrow Knows”: ritmica quadrata e marziale, riff portante basilare, potenza e versatilità vocale a fare da corollario oltre al tradizionale assolo fulminante ad irrompere a metà del pezzo. “The Hurting Words” è invece una sorta di ballad dal sentore doom: questa traccia a nostro avviso anticipa un po’ quello che accadrà in seguito con la ben più riuscita “Passenger”, e più che altro mette in risalto quelle che sono le influenze come vocalist di Warrel Dane, ovvero i primissimi Candlemass, quelli di “Epicus Doomicus Metallicus”, per capirci. Chiudiamo con una nota a sfavore sulla produzione che, considerando tutte le attenuanti del caso e anche gli standard dei tempi, è poca cosa, e sicuramente non rende giustizia alle potenzialità delle canzoni finendo persino per appiattirle. Certamente “Nevermore”, specie se si considera quello che verrà in seguito, non è da annoverare tra i capolavori della band di Seattle, ma è tutto sommato un disco concreto, diretto, con le idee già chiare e, ascoltandolo attentamente a diversi anni di distanza dalla sua pubblicazione, si possono sentire molte caratteristiche che diventeranno indispensabili per il sound dei Nevermore.

TRACKLIST

  1. What Tomorrow Knows
  2. C.B.F.
  3. The Sanity Assassin
  4. Garden of Gray
  5. Sea of Possibilities
  6. The Hurting Words
  7. Timothy Leary
  8. Godmoney
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