7.0
- Band: NEVERSIN
- Durata: 00:52:48
- Disponibile dal: 28/11/2025
- Etichetta:
- Revalve Records
Ecco che i padovani Neversin sono pronti per dare alle stampe il quinto lavoro, intitolato “The Loop Theory”, proseguendo il loro percorso musicale con la formazione del precedente “Revamp”, disco che aveva visto il cambio alla voce con l’inserimento del cantante Nicola Ciarlini. Dopo l’ascolto del nuovo album, si può considerare la stabilizzazione della line-up un fattore non da poco in termini di resa, perché si nota ancor di più rispetto all’uscita del 2023 che il timbro dietro al microfono si sposa decisamente al genere che i patavini suonano, rendendo il risultato di “The Loop Theory” più armonioso.
Pur non essendoci tracce rivoluzionarie o indimenticabili, i dodici brani sono ben strutturati e pieni di partiture melodiche, segno questo che il processo di costruzione delle canzoni è stato molto ispirato.
Forse un motivo si può scovare anche nel fatto che la scrittura dei brani riprende un filone tanto caro ai Neversin: ci troviamo infatti di fronte a un concept album diviso in tre atti che riprende alcuni temi sviluppati nel loro secondo disco, “Of Robots And Men”, di ben dodici anni fa.
Traccia dopo traccia possiamo sentire la forte base hard rock e progressive, uno spiccato gusto AOR e il giusto mix tra ballate (“Let Go” con il pianoforte che strizza l’occhio ai Savatage di “All That I Bleed”) e pezzi più cadenzati (dall’ispirazione rivolta agli Helloween di “The Time Of The Oath”, della Trans-Siberian Orchestra e dei Boston). “The Loop Theory” racconta le vicende di mondi distanti (“Welcome To Nir 7”) e le guerre tra umani e umanoidi, con momenti più d’impatto come “Rise Of The Fallen Heroes” e altri più ariosi e spensierati (come il singolo “Wake Up Inside A Dream” con il primo duetto nella storia del gruppo, dove nell’occasione Nicola si divide le parti assieme a Kia).
Le due chitarre di Matteo Scalcon e Federico Fabian, la parte ritmica di Daniele Businari (basso) e Alberto Quarta (batteria) compongono parti accattivanti come nell’helloweeniana “The Final Stand”, ma anche tante parti pompose e assoli nel binario più rivolto al rock classico e progressive, senza però quel guizzo che li smarchi da suoni già sentiti.
Deciso passo in avanti nella costruzione del disco da parte della formazione veneta: dà alle stampe un disco orecchiabile, non indimenticabile dal punto di vista delle tematiche e di alcuni ritornelli ma con molti spunti positivi e dal bel suono caldo.
