NEW MODEL ARMY – Ubroken

Pubblicato il 22/01/2024 da
voto
7.5
  • Band: NEW MODEL ARMY
  • Durata: 00:45:47
  • Disponibile dal: 26/01/2024
  • Etichetta:
  • earMusic

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A cinque anni dal precedente full-length, con l’attesa dei fan sopita dal gradevole disco solista di Justin Sullivan, i cinque bardi di Bradford tornano tra noi con un album che non altera il loro recente percorso, fatto di atmosfere insieme folk e post-punk, dall’andamento spesso profetico.
Le loro chitarre trasognate, vero marchio di fabbrica, si mettono in mostra fin dall’opener, e singolo, “First Summer After”, mentre la successiva “Language” è un pezzo new wave da antologia, fatto di sussurri intensi.
A partire da “Reload”, con il suo andamento più giocoso e ritmato, si conferma un approccio generale vicino al sound dei Bad Seeds dei primi 2000, che procede anche nei brani a seguire; nasce qualche singulto di nostalgia al pensiero dei tempi in cui l’anima di Nick Cave non era ancora stata depauperata dall’hipsterismo di Warren Ellis, ma per fortuna qualcuno di quei profeti maledetti e insieme ammantati di sacro del tempo resiste: e così “I Did Nothing Wrong” resta su lidi oracolari, con una chitarra acustica minimale, presto sovrastata dal basso tellurico che aumenta la sensazione di disastro imminente, reso splendidamente dalla voce di Justin. “Cold Wind” è, fedele al titolo, una brezza il cui fischio elettronico entra sotto pelle, con un finale potente ed epico di archi sintetici, che mette il tastierista Dean White sugli scudi.
Anche sul finale un paio di brani continuano su questi toni oscuri e insieme quasi evangelici, a conferma di come la dimensione musicale e lirica sia inseparabile per i New Model Army. Dopo una sequenza incentrata sul lato più delicato e meditabondo del loro sound, non poteva che esserci spazio per l’incalzante “Coming Or Going”, in cui tra cori e chitarra elettrica ritorna il primevo spirito grezzo della band.
In “If I Am Still Me” è la batteria protagonista, mentre Sullivan opta per un cantato più sguaiato ma molto d’effetto, e la chitarra quasi stonata aggiunge un senso di smarrimento. “Legend” ci ricorda che i maestri restano tali anche quando, magari, non occupano più le copertine delle riviste: quanti echi in un brano come questo di ciò che musicalmente hanno introiettato negli ultimi anni gli alfieri contemporanei del post-punk, in particolare gli Idles e il peculiare approccio vocale di Joe Talbot, mentre resta sempre potente l’andamento onirico della sei corde. “Idumea” è un curioso ma non così improbabile gospel bianco, con un’atmosfera che rapisce e non poco tribalismo, ancora una volta grazie al lavoro dietro le pelli Michael Dean; “Desterters” chiude questa narrazione spesso in sordina, ma mai impalpabile, con un altro uptempo un po’ sghembo, ma nuovamente pieno di energie, quasi a ricordarci che, quando necessario, guizzi più smaccati esistono ancora.
Un ritorno insomma di assoluto pregio per una band che, al prossimo traguardo dei quarantacinque anni di carriera, non ha certo nulla da dimostrare, ma fa ancora tutto con classe e capacità di emozionare.

TRACKLIST

  1. First Summer After
  2. Language
  3. Reload
  4. I Did Nothing Wrong
  5. Cold Wind
  6. Coming Or Going
  7. If I Am Still Me
  8. Legend
  9. Do You Really Want To Go There?
  10. Idumea
  11. Deserters
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