6.5
- Band: NEW YEARS DAY
- Durata: 00:39:20
- Disponibile dal: 01/03/2024
- Etichetta:
- Another Century Records
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Sono in giro da circa vent’anni, suonano un modern hard rock dal forte appeal radiofonico e hanno una frontwoman dalla forte immagine: detta così sembra il ritratto di una band dal successo assicurato, quali ad esempio In This Moment ed Halestorm, ma, nel caso dei New Years Day, qualcosa non deve aver funzionato nell’equazione, visto che, nonostante la spinta promozionale (dalle Myspace Compilation alle apparizioni a Wrestlemania), sono sempre rimasti ai margini delle classifiche.
Se è pur vero che, in quanto a carisma, Ash Costello paga pegno rispetto a Maria Brink e Lzzy Hale, entrambe capaci di plasmare le rispettive band intorno alle loro figure, anche dal punto di vista dei comprimari i New Years Day sono stati finora una succursale dell’Adecco – la pagina Wikipedia conta più di venti musicisti transitati in tutti i ruoli – ragion per cui il ritorno dei membri storici Nikki Misery (chitarra solista), Jeremy Valentyne (chitarra ritmica) e Brandon Wolfe (basso) dovrebbe auspicabilmente riportare un po’ di stabilità, contribuendo al definitivo rilancio.
In realtà, “Half Black Heart” si rivela l’ennesimo prodotto figlio del suo tempo, ben prodotto e ben suonato, ma totalmente impersonale e sovrapponibile ad altri album usciti nello stesso periodo: “Vampyre”, la title-track e “Secret” poggiano tutti sugli stessi riff nu/djent tanto in voga oggigiorno e, nonostante la pregevole timbrica della cantante rossonera, diventa difficile, complice anche la produzione ipercompressa, distinguerli dai vari Pop Evil o Bad Wolves, a loro volta parenti poveri dei Motionless In White.
Più interessante quando la band declina in salsa industrial l’attitudine arena rock degli Halestorm (“Fearless”, “Burn It All Down”, “I Still Believe”) o l’approccio più teatrale degli In This Moment (“Bulletproof”, “Unbreak My Heart”) e degli Ice Nine Kills (“Hurts Like Hell”), ma anche in questi casi tutto appare costruito col bilancino, mettendo da parte quell’irrequietezza giovanile (all’epoca figlia anche di pop-punk e gothic) che li aveva portati anche sul palco del Vans Warped Tour.
L’impressione finale è quella di una band alla ricerca degli ultimi trend più che di se stessa, ma, comunque sia, gli appassionati delle sonorità più moderne dovrebbero riuscire a trovare alcuni spunti interessanti tra i solchi digitali di “Half Black Heart”.
