NIGHTFELL – Darkness Evermore

Pubblicato il 26/10/2015 da
voto
6.0
  • Band: NIGHTFELL
  • Durata: 00:40:25
  • Disponibile dal: 11/09/2015
  • Etichetta: 20 Buck Spin
  • Distributore:

È già tempo di secondo album per i Nightfell, ad appena un anno e mezzo dall’uscita del debutto. Il progetto di Todd Burdette (Tragedy) e Tim Call (Aldebaran) riprende senza grosse alterazioni il discorso iniziato con “The Living Ever Mourn”, proponendo una miscela di doom e cosiddetto neo crust che in qualche tratto suona a tutti gli effetti come dei Tragedy al rallentatore. Forse tale discrezione farà venire in mente a qualcuno i gloriosi Fall Of Efrafa, ma purtroppo la realtà è piuttosto diversa. Dell’epicità del compianto gruppo albionico qui vi è poca traccia: a livello stilistico, il duo è davvero classificabile come una versione giusto un filo più introspettiva e metallica dei Tragedy di “Darker Days Ahead”, senza però chissà quale impennata sul fronte del songwriting. I Nightfell si presentano esuberanti, capaci di scrivere buoni passaggi, ma senza la costanza e l’incisività sufficienti per far scattare il vero colpo di fulmine. Dispiace un po’ dirlo, ma la band si stabilizza in quel sottobosco di formazioni per completisti, ennesimo nome che va a rimpolpare la già nutrita schiera di apocalittici menestrelli nella categoria “similar artists” su Last.fm o Spotify. Indubbiamente al giorno d’oggi si respira un grande interesse attorno a tutto ciò che è crust o doom e i Nightfell magari riusciranno anche ad imporsi nella playlist di qualche fanatico dell’underground, tuttavia resta l’impressione che ai Nostri manchi qualcosa. La scelta di allungare le composizioni, ad esempio, non è delle più felici: la tracklist vive di momenti – vedi l’ottimo incipit di “Collapse”, che ricorda persino i Primordial – più che di canzoni degne di questo nome. I riff sembrano per lo più presi dal repertorio Tragedy, rallentati e solo in certi casi incupiti. Inoltre, non sempre riescono a toccare le corde giuste a livello emotivo. Le velleità doom restano insomma un po’ fuori portata e “Darkness Evermore” finisce quindi per rivelarsi un album vagamente disarmonico, alfiere sì di qualche spunto valido, ma che qua e là sembra il parto di musicisti non ancora del tutto maturi. Ovviamente sappiamo bene che Burdette e Call sono tutto fuorchè alle prime armi, ma evidentemente devono ancora trovare il cosiddetto bandolo della matassa per questo loro progetto.

TRACKLIST

  1. At Last
  2. Ritual
  3. Cleansing
  4. Rebirth
  5. Eulogy
  6. Collapse
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