NIGHTFELL – The Living Ever Mourn

Pubblicato il 14/06/2014 da
voto
6.5
  • Band: NIGHTFELL
  • Durata: 00:41:41
  • Disponibile dal: 13/05/2014
  • Etichetta: Southern Lord
  • Distributore: Goodfellas

Interessante questo progetto blackened doom concepito da Todd Burdette (chitarrista dei Tragedy) alla chitarra e voci, e Tim Call (Aldebaran, Sempiternal Dusk, Shadow of the Torturer, The Howling Wind, The Warwolves, Weregoat, Mournful Congregation, Saturnalia Temple, ex-Aghori, ex-Tusks of Blood, ex-Hail, ex-Splatterhouse, ed ex-Ealdath) alla batteria e voci, se non altro perchè assistiamo ad un qualcosa che in un certo senso rompe il muro del silenzio e della impenetrabilità dei Tragedy, offrendoci uno scorcio di attività artistica diversa dal solito da parte di un membro di una delle band più riservate, timide e schive mai esistite. Concettualmente, insomma, il progetto appare interessante, vista la curiosità destata dalla presenza di un membro dei Tragedy in formazione intento a suonare black metal ed extreme doom, e ulteriormente intrigante grazie anche alla partecipazione della Southern Lord che si è assunta gli oneri di pubblicare l’opera in versione vinile solamente. In realtà però poi ascoltando il lavoro scopriamo che esso è decisamente meno che la somma delle sue parti, e un lavoro in prima istanza prevedibile, e in secondo luogo poco riconducibile al talento e all’estro dei due musicisti coinvolti, solitamente ampiamente riscontrabile nei loro progetti principali. Tendezialmente se vi fate la domanda “che suono avrebbero i Tragedy se suonassero doom metal o black metal?” la risposta sarebbe tutta in questo disco, e senza elaborare in alcun modo sull’idea oltretutto. Non solo sembra di sentire i Tragedy che suonano doom (inevitabili le tendenze d-beat e crust, seppur dilatatissime, nell’approcciare il riffing, suono lercio e sporco, ma tutt’altro che downtuned, tendenza immancabile a cercare il coro, il mid tempo e il breakdown eccetera), ma addirittura Burdette sembra anche aver riciclato i riff e gli assoli dei Tragedy riutilizzandoli in questa sede in maniera alquanto maldestra. Ascoltate per esempio il riff principale di “I Am Decay” e diteci se non sembra estrapolato direttamente da un qualsiasi momento di “Darker Days Ahead” (tra l’altro il lavoro più doomy e sludge mai realizzato dai Tragedy). Insomma, la similarità appare imbarazzante e, oltretutto, non possiamo che riflettere sul fatto che se i Tragedy non fossero mai esistiti questo disco potenzialmente sarebbe potuto essere un capolavoro assoluto del doom infestato dal miglior crust. E invece ci appare come un side project pigro e maldestro in cui uno dei membri non è riuscito a calarsi in vesti diverse e inedite per realizzare qualcosa di lontano dal suo solito lavoro, ma ha dovuto riciclare i fasti della sua band madre per tirar su qualcosa di decente. Ed il resto del lavoro conferma la tesi: assoli incredibilmente “tregediani” sparsi un po’ ovunque e semplicemente anneriti da un tremolo picking inoffensivo che poco fa per rimescolare le carte in tavola, o riff altrettanto innegabilmente presi in prestito dalla band madre e qui rallentatissimi e ingrassati nell’approcciare i momenti più doom, ma sempre incapaci di risultare personali e diversi dal loro reale posto di provenienza. Il progetto inoltre non si discosta molto da quanto fatto da Ryan Lipynsky con gli Unearthly Trance – seppur qui siamo al cospetto di un progetto ben più semplificativo e molto meno ambizioso – e soprattutto negli Howling Wind, grazie appunto al mix proposto fatto di sludge, black metal ferale e crust imbestialito. Peccato, la trepidazione di sentire Burdette fare qualcosa di grande fuori dai Tragedy era tanta, ma alla fine si è risolta praticamente nel nulla.

TRACKLIST

  1. The Last Disease
  2. I
  3. I Am Decay
  4. Empty Prayers
  5. The Hollowing
  6. II
  7. Altars to Wrath
  8. Funeral Dirge
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